Friday, 07 October 2011 14:02

Come trattare il desiderio infinito? Featured

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Il desiderio non è un impulso qualsiasi. È un motore che mette in moto tutta la vita psichica. Esso gode della funzione di un principio, tradotto dal filosofo Ernst Bloch come principio speranza. Per natura sua non conosce limiti, come già osservato da Aristotele e da Freud. La psiche non desidera soltanto una cosa o l’altra. Essa desidera la totalità. Non desidera la pienezza dell’uomo, pretende il superuomo, quello che sorpassa infinitamente l’umano e conferisce il carattere di infinito al valore umano.

 

Il desiderio rende drammatica e, a volte, tragica l’esperienza. Ma anche, se realizzato, una felicità senza paragoni. Siamo sempre alla ricerca di un oggetto adeguato al nostro desiderio infinito e non lo troviamo nel campo dell’esperienza quotidiana. Qui ci imbattiamo soltanto in realtà finite.

 

Produce grande disillusione quando l’essere umano identifica una realtà finita come se fosse l’oggetto infinito cercato. Può essere la persona amata, una professione sempre desiderata, la casa dei sogni. Arriva il momento, e generalmente non tarda molto, nel quale percepiamo una insoddisfazione di base e sentiamo il desiderio di qualcosa più grande.

Come uscire da questo impasse , provocato dal desiderio infinito? Sfarfallare da un oggetto all’altro, senza mai trovare riposo? Dobbiamo metterci seriamente alla ricerca del vero oggetto del nostro desiderio. Entrando nel vivo della questione, rispondo subito: questo è l’ Essere e non un ente, è il Tutto e non la parte, è Infinito e non il finito. Dopo molto peregrinare, l’essere umano è portato a fare l’esperienza del cor inquietum (cuore inquieto) di Sant’Agostino: “tardi ti ho amato, o Bellezza tanto  antica e tanto nuova. Tardi ti ho amato. Il mio cuore inquieto non risposerà fino a quando non potrà riposare in Te”. Solo l’Essere Infinito è adeguato al desiderio infinito dell’essere umano e gli permette di riposare.

Il desiderio coinvolge energie vulcaniche poderose. Come comportarsi con queste? Prima di tutto, si tratta di accogliere, senza moralismi, questa condizione desiderante. Le passioni trascinano l’essere umano da tutti i lati. Alcune lo attirano dal lato della generosità e altre dell’egocentrismo. Integrare, senza comprimere tali energie, esige attenzione e non poche rinunce.

La psiche è chiamata costruire una sintesi personale che è la ricerca dell’equilibrio di tutte le energie interiori. E non farsi vittima di ossessioni a causa di una determinata pulsione, come per esempio la sessualità, e nemmeno comprimerla quasi fosse possibile evirarne il vigore. Quello che importa è integrarla come espressione di affetto, di amore e di estetica e di mantenerla sotto vigilanza, dato che abbiamo a che fare con un’energia vitale non totalmente controllabile con la ragione, ma per vie simboliche di sublimazione e attraverso altri propositi umanistici. Ciascuno deve imparare a rinunciare nel senso di una ascesi che libera dalle dipendenze e crea la libertà interiore, un dono tra i più pregevoli.

Altra forma di comportarsi col desiderio infinito è attraverso la precauzione che ci previene dalle imboscate della stessa vulnerabilità umana. Non siamo onnipotenti, né dei, immuni da fallimenti. Possiamo mostrarci deboli e, a volte, codardi. Ma possiamo prendere precauzioni contro situazioni che potrebbero farci cadere e perdere il Centro.

Forse una chiave ispiratrice che viene offerta da C. G. Jung con la sua proposta di costruire, durante la vita, un processo di individuazione. Questo possiede una dimensione olistica: assume con coraggio e umiltà tutte le pulsioni, immagini, archetipi, luci e ombre. Sente il ruggito  delle belve che lo abitano, ma anche il verso dell’usignolo che incanta. Come creare una unità interiore il cui effetto sia l’equilibrio dei desideri, la vivenza della libertà e della gioia di vivere?

C. G. Jung suggerisce che ognuno cerchi di  creare un Centro forte, un ‘io’ unificatore che abbia la funzione simile a quella del sole nel sistema solare. Il sole satellizza intorno a sé tutti i pianeti. Qualcosa di simile deve avvenire con la psiche: alimentare un Centro personale che tutto integri, attraverso la riflessione e l’interiorizzazione. E non meno importante, con il coltivare il Sacro e lo Spirituale. La religione, come istituzione, non raramente circonda la vita spirituale con un eccesso di dottrine e di norme morali troppo rigide. Ma la religione come spiritualità svolge una funzione fondamentale nel processo di individuazione. E’ compito suo ‘legare’ e ‘re-legare’ la  persona con il suo Centro, con tutte le cose, con l’universo, con la Fonte originaria di tutto l’essere, dandogli un sentimento di appartenenza.

La mancanza di integrazione dell’energia del desiderio si manifesta attraverso una dilacerazione delle relazioni sociali, attraverso la violenza assassina praticata in scuole o nell’assassinio di neri, poveri e omoaffettivi.

Avere a che fare con le forze del desiderio implica, dunque, una preoccupazione per la sanità sociale. Non si potrà non tener conto dell’educazione umanistica, etica e di cittadinanza che educhi il desiderio. Il grande ostacolo risiede nella logica stessa del sistema imperante che esaspera il desiderio di avere, non curandosi dei valori di civiltà, di gentilezza, buoni rapporti e di rispetto verso tutte le persone. Al contrario i mezzi di comunicazione di massa esaltano il desiderio individuale e la violenza per risolvere i conflitti umani. 

La globalizzazione come fenomeno umano, ci obbligherà a moderare i desideri personali a favore di quelli collettivi e così rendere più equilibrata e amichevole la coesistenza umana.

 

Quanto desideriamo tempi favorevoli!

Leonardo Boff

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Tradotto da Romano Baraglia

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