Thursday, 03 November 2011 20:20

La Sinistra deve pensare ad un modello di sviluppo fondato su alti livelli redistributivi della ricchezza sociale prodotta. Featured

Written by  Franco Bartolomei
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Per la Sinistra la soluzione alla crisi del sistema   non puo' essere la concentrazione delle politiche economiche sulla sterilizzazione del debito sovrano , ma  la individuazione di un nuovo modello di sviluppo fondato su diversi criteri valutativi della crescita economica , che salvi l'equilibrio sociale attraverso il mantenimento di  alti livelli redistributivi  della ricchezza sociale prodotta a fronte di una restrizione tendenziale dei tradizionali parametri quantitativi della crescita.

 

 

     

     

    Stiamo subendo , in tal modo,  una pressione speculativa dai mercati finanziari mondali  finalizzata ad ottenere lo  smantellamento dei residui vincoli sociali che ancora persistono nei rapporti sociali e produttivi ,  quale condizione necessaria  per riattivare , sulla base dei medesimi rapporti di ripartizione sociale della ricchezza prodotta, un processo di crescita economica compatibile con gli alti livelli di competitivita' raggiunti dai nuovi produtori mondiali emergenti.

    L'equilibrio politico del  nostro sistema paese viene nuovamente  rimesso in discussione a livello internazionale per la sua incapacita'  a garantire la adesione del Paese ai nuovi processi di integrazione finanziaria mondiale, necessari a salvaguardare la tenuta del sistema Euro  dall'onda d'urto della crisi  del sistema  finanziario  e  della conseguente recessione in atto  neisistemi economici piu' sviluppati.

Questi processi sui quali viene misurata la affidabilita' dell'intera classe politica del paese  implicano, come conferma la lettera d'intenti inviata al governo dalla BCE, ed il recente ultimatum Franco-Tedesco,  una ulteriore compressione di ciò che resta delle sovranità nazionali. ispirata dall'esigenza del sistema finanziario di stabilizzare gli effetti della esplosione della bolla finanziaria attraverso la sterilizzazione  dei bilanci pubblici , ormai non piu'solo piu dei paesi meno competitivi d'europa.

Il quadro esistente definisce i contorni di un tentativo di risposta rigorosamente neo-liberista ad  una vera e propria crisi di sistema del modello di crescita perseguito  a partire dall' inizio degli anni '80   attraverso la progressiva trasformazione  dell' investimento finanziario in elemento strutturalmente costitutivo  della domanda, destinato ad integrare la restrizione  tendenziale della base produttiva reale.

Questo modello di sviluppo , vittima degli  stessi squilibri finanziari che ne hanno costituito un elemento costitutivo, , si dimostra non piu' in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio  sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di societa', e pone a tutta la Sinistra , con urgenza, la grande questione della trasformazione strutturale di un sistema di rapporti economici finanziari e sociali che distrugge la ricchezza sociale  ed espropria il valore del lavoro e della vita degli individui .

 Buona parte della Sinistra  ,  purtroppo anche a livello europeo, ancora pensa  a mostrare una maggiore affidabilità di governo, sperando in tal modo di supplire alla propria incapacità di costruire un consenso maggioritario  attorno ad una propria autonoma proposta alternativa di modello di sviluppo.

 In realta' ancora manca a Snistra, un nuovo nuovo progetto istituzionale della costruzione comunitaria  Europea, capace di invertire   la subalternità del momento delle decisioni politiche delle comunità nazionali  agli indirizzi delle tecno strutture finanziarie sovranazionali (FMI, BCE, OCSE, BANCA MONDIALE, WTO), che vincolano le scelte dei governi attraverso l'intervento "correttivo" dei mercati, condizionati da  concentrazioni  finanziarie private ( c.d. Sistema Finanziario Ombra) superiori alla stessa capacità di spesa degli stati nazionali più sviluppati ( valore complessinvo dei contratti su derivati ad alta leva finanziaria pari a 500.000 miliardi di dollari- fonte SEC), i cui  tempestivi movimenti speculativi rispondono ad imput  diretti  a forzare le scelte economiche e sociali dei paesi verso linee di indirizzo e scelte di sviluppo, anticipate e progettate negli organismi finanziari sovranazionali ,  compatibili con le logiche assolutamente liberiste del sistema finanziario globale.

Rispetto al '92 il quadro esistente presenta pero'  un aspetto essenziale da cui partire per la ricostruzione di un grande blocco democratico riformatore in tutte le società economicamente più sviluppate, teatro principale degli effetti della crisi finanziaria globale.

Mentre allora i processi di integrazione forzata ( Maastricht) erano diretti a costituire lo scenario istituzionale di un modello apparentemente di crescita, oggi emerge con evidenza come le forzature compiute dalle istituzioni finanziarie, protagoniste dei mercati, nei confronti dei sistemi economici ed aziendali dei paesi  sviluppati ad alta esposizione di bilancio ,sono esplicitamente finalizzate a far accettare alle forze sociali  il prezzo di un riequilibrio difficilissimo tra la situazione  del  deficit degli stati, le stringenti esigenze di produttività dei rispettivi sistemi economici rispetto alle strettoie della concorrenza mondiale, gli eccessi di liquidità privata esistenti nei mercati finanziari rispetto alla ridottissima possibilità di nuova emissione monetaria da parte delle banche centrali, e l'indebitamento massiccio che grava su tutto il sistema bancario-assicurativo e finanziario mondiale.

Questa consapevolezza diffusa dei limiti di un sistema economico integrato a livello sovranazionale, in cui l'elemento finanziario agisce ormai in contrasto con gli interessi, reali e concreti, delle comunità dei produttori, dei lavoratori e degli stessi imprenditori, può costituire la base sociale di un nuovo grande patto democratico, nei popoli e tra i popoli, verso un nuovo modello di rapporti economici e sociali, in cui l'economia reale, la qualità concreta dei rapporti interpersonali, sociali, e produttivi, i parametri di valutazione della ricchezza sociale effettivamente goduta dai cittadini, la riqualificazione dei consumi all'interno di un più generale processo di maturazione culturale delle società sviluppate, e sopratutto la centralita' dei meccanismi e dei sistemi redistributivi della ricchezza socialmente prodotta, anche come protezione sistemica al calo tendenziale dei tassi quantitativi della crescita, possono tornare ad essere le pietre angolari di un progetto di rinascita democratica della società.

 

  •   E' assolutamente evidente che tutti noi preferiremmo un'Europa in cui le istituzioni politiche , investite di un effettivo mandato rappresentativo , dirigessero le politiche economiche e sociali,  ma purtroppo la sola Europa che conosciamo e' questa che abbiamo di fronte, governata da logiche finanziarie finalizzate esclusivamente alla tenuta del sistema Euro a prescindere dai suoi costi, priva di un patto costituzionale costituente da cui scaturisce una corretta e rappresentativa cessione di poteri sovrani degli stati.
  • Quando ce ne verra' proposta un'altra saremo ben felici , ma ritengo che non si possano stoppare le critiche al quadro esistente utilizzando un dover essere , sicuramente condivisibile,che pero' allo stato ,non solo non esiste ancora , ma non e' neppure in fase di progettazione.

    Siamo sinceri , purtroppo neanche a sinistra.

    •  All'interno di questo tipo di Europa l'urgenza della  riduzione dei debiti sovrani' e' divenuta prioritaria solo negli ultimi  anni, in quanto elemento essenziale  ai fini della tenuta di un sistema monetario integrato che nescessita per vivere di una  parametrazione obbligata dei valori macroeconomici e strutturali di tutti i paesi aderenti al paese guida del sistema.

      Solo un sistema  finanziario globale che pretende di riassumere a tre o quattro le monete mondiali pone il problema dei deficit dei rispettivi paesi in termini cosi drastici , perche' ormai ogni paese deve rispondere alle logiche di equilibrio interno della rispettiva moneta di appartenenza,   e contemporaneamente alle contingenze imposte da un mercato globale caratterizzato da  altissimi livelli di competitivita' , comprimendo in prima istanza le  variabili che hanno come destinatarie  le classi subalterne , costituite  dalle quote di reddito destinate al lavoro dipendente e le quote di spesa destinate al welfare.

      I problemi nascono ovviamente quando il rapporto interno alla moneta di appartenenza e' tra paesi con differenti liveli di sviluppo amministrativo- tecnologico- produttivo-civile e sociale.

    •  Intendiamoci, sviluppo questo ragionamento critico sulle compressioni dei deficit degli stati  partendo dalla ovvia considerazione che logicamente , in ogni caso, una politica di pulizia dei debiti sovrani da tutte le esposizioni derivanti da sprechi , corporazioni, arretratezze organizzative , rendite improduttive, evasioni illegali , e cosi via, deve essere sicuramente perseguita nel pubblico interesse in una logica di buona amministrazione, senza pero' trasformarla in un totem che oscura la considerazione ben piu' rilevante dei possibili nuovi modelli di sviluppo su cui la sinistra deve concentrare il suo lavoro di elaborazione e di proposta. 

    •  In questo senso contesto  quindi frontalmente l'idea che la  riduzione drastica dei debiti pubblici abbia rilevanza centrale sulla ripresa economica del mondo sviluppato, e  ritengo che la logica che ispira questa tesi degli organismi finanziari  sia ispirata essenzialmente ad una  stretta necessita' di salvaguardia del sistema finanziario responsabile della crisi.

       In effetti , al di la' delle interessate rappresentazioni di comodo, emerge la semplice constatazione che i nuovi processi di integrazione finanziaria mondiale servono esclusivamente  a salvaguardare la tenuta del sistema Euro ad alti livelli di valutazione del suo prezzo di cambio,   a proteggerlo dall'onda d'urto della crisi del debito  del sistema bancario e finanziario e  dalle ricadute recessive da essa indotte nei sistemi economici piu' sviluppati, ed a gestire lo  smantellamento dei residui vincoli sociali che ancora persistono nei rapporti sociali e produttivi , finalizzato a sterilizzare  i bilanci pubblici per predisporli a coprire ulteriormente per il futuro i rischi di insolvenze tuttora presenti nel sistemi bancario e finanziario globale, e solo in ultima  e resisuale soluzione  per riattivare un processo di crescita economica compatibile con gli alti livelli di competitivita' raggiunti dai nuovi produtori mondiali emergenti.

      Credo che  questo sia il vero problema  centrale  sottostante a tutta la questione della compatibilizzazione dei debiti sovrani, costituito dalla impossibilita' per le economie piu' avanzate dell'occidente  di sostenere i i livelli di crescita di cui necessiterebbero.

      Questo e' un problema di struttura e non e' un problema finanziario, quello e' stato solo l' effetto collaterale negativo della cura  da cavallo di natura finanziaria che si era pensato di dare a partire dalla meta' degli anni '90  al vero problema principale della limitatezza tendenziale della crescita.

      Non deve  stupire quindi che il sistema abbia finito per aiutare le banche in difficolta ', per il semplice e logico motivo che le banche erano state le protagoniste  dirette dello sviluppo drogato dell'occidente degli ultimi 10 anni, ed allo stato le classi dirigenti non pensano di orientare il mondo sviluppato su differenti linee di indirizzo generale.

      La  stessa crisi della Newweconomy,  di 10 anni fa',che sembrava il nuovo grande propulsore delle economie avanzate, e' stata in realta' la disfatta dell'ultima carica di cavalleria di  un occidente sviluppato che non e' piu' in grado di alimentare uno sviluppo produttivo capace, attraverso una espansione delle quote di mercato in suo possesso su imercati mondiali ,di tenere il livello di incremento dei suoi PIL di cui necessiterebbe per reggere i suoi alti livelli di vita sociale.

      Per questo comincio a considerare questa sorta di mantra sulla riattivazione dei meccanismi di crescita, che consentirebbero  di ridare margini alla funzione protettiva del dividendo frazionale previsto da Maastricht tra  Debito pubblico nazionale e rispettivo PIL , una autentica foglia di fico posta a celare il vero problema che oscura il nostro futuro.

      Tutto il mondo sviluppato cresce piu' o meno a tassi decrescenti, quasi sempre inferiori al 2,5% da almeno 15 anni, se non di piu' , e quindi ipotizzare sulla base dei medesimi rapporti di ripartizione sociale della ricchezza prodotta un processo di crescita consistente per il futuro, in presenza di mutati livelli di competitivita' internazionale ed in costanza di livelli di  ampia saturazione del mercato interno, costituisce per le  nostre societa' un inganno utile solamente ,nell'immediato, a sostenere "ideologicamente"  le politiche di tagli al Welfare, che nascono ,e' bene non dimenticarlo,  perche' nei relativii capitoli dei bilanci pubblici sta la vera sostanza finanziaria da stornare a protezione di un sistema finanziario mondiale in cui il debito complessivamente circolante e' stimabile in piu' di 3000 miliardi di Euro, a fronte dei 500.000 miliardi di dollari di ammontare totale dei contratti  realizzati su derivati ad alta leva finanziaria.

      L'attacco agli stati sovrani non e', infatti, rivolto solo all'italia ma a tutti gli stati europei, ed il problema della sterilizzazione dei deficit ormai lo ha anche la Francia e gli USA, e la stessa Germania , anche con i suoi prodotti di alta gamma, alla lunga potrebbe non poter piu' alimentatre i livelli di crescita molto alti-a cui e' stata in passato abituata.

      La  Germania e'  in effetti cresciuta piu' solo perche' aveva da risollevare , fortuna sua, la DDR, ed ha potuto invadere l'EST ex comunista che ha rappresentato il corrispondente moderno dei vecchi mercati sottosviluppati di servizio alle economie forti ,analizzati da tutti i teorici marxisti studiosi dell'imperialismo economico , a partire da Rosa Luxemburg per finire a Sweezy.

      Il quadro esistente  in realta'delinea  una vera e propria crisi di sistema del modello di crescita , perseguito  a partire dall' inizio degli anni '80 dal mondo economicamente sviluppato attraverso la progressiva trasformazione  dell' investimento finanziario in elemento strutturalmente costitutivo  della domanda, destinato ad integrare la restrizione  tendenziale della base produttiva reale.

      Questo modello di sviluppo , vittima degli stessi squilibri finanziari che ne hanno costituito  fattore di propulsionei , si dimostra non piu' in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio  sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di societa'.

      Inoltre  non possiamo    non considerare con chiarezza  la privatizzazione dei  welfare e dei sistemi pensionistici , a cui si potrebbe naturalmente arrivare lungo la china della sterilizzazione dei deficit dei bilanci pubblici come valore macroeconomico supremo, come un ulteriore grande fattore di destabilizzazione delle economie. I fondi penione americani sono la prova vivente  che il welfare affidato ai benchmark di mercato portano dritti dritti a bolle speculative, necessarie a sostenere la costante rivalutazione della capitalizzazione di quei fondi , che deve essere garantita a prescindere dagli esiti delle economie reali, attraverso un sostegno spesso artificioso dei titoli finanziari o azionari che ne costituiscono l'oggetto di investimento.

      Con i fondi e' la stessa storia dei sub prime che in America hanno assolto alle stesse funzioni dell'edilizia popolare pubblica ( presente in forme differenziate) in tutti i paesi d'europa. La bolla in america ha sostituito i nostri deficit pubblici in materia.

      La verita' e' che l'equilibrio sociale , condizione costitutiva dell'equilibrio democratico, costa debito, o del sistema finanziario privato, o dei cittadini , o degli stati, e noi dobbiamo affrontare il problema di cosa sostituire al debito per sostenere le protezioni sociali di cui abbiamo bisogno.

      Questo e' il nostro problema di fondo : o debito o altro, non sostituzione del debito con il nulla progettuale ed il cimitero sociale, offerta ad un sistema finanziario sovranazionale che e' consapevole, prima di noi, che la riattivazione di un modello di crescita adeguata a sostenere decenti livelli di equilibrio sociale e' ormai resa impossibile dalla forza competitiva raggiunta dai nuovi produttori mondiali emergenti.

      Se cosi' fosse sarebbe veramente meglio l'avvio di procedure di uscita dall'euro di tutti i paesi Europei con la rconversione degli indebitamenti in moneta nazionale , e con ripresa del governo delle rispettive monete da parte degli stati nuovamente sovrani su di esse.In questo quadro limite , come paese ,potremmo arrivare anche a considerare  compatibile con le nostre esigenze un cambio di uscita dal sistema attorno alle 4000 / 5000 lire per Euro.

      Anche perche', se dobbiamo subire in futuro un processo inflattivo forte, necessario a erodere i debiti enormi  complessivamente circolanti nel sistema bancario e finanziario globale, ( stimabili probabilmente per una entita' misurabile tra  3000 e 5000 miliardi  di dollari ) ritengo sia molto meglio subirla in virtu' di un atto volontario di svalutazione finalizzato a salvare le proprie economie ed a riapproriasi delle loro leve di comando monetario e fiscale.

      Se esiste un progetto di crescita equilibrata alternativo ben venga , ma deleghe al buio a questo sistema finanziario che ha preteso di sostituire il debito al reddito,  responsabile del disastro in atto , penso che debbano essere seriamente messe in discussione.

    • Il problema e' quindi  lavorare a Sinistra per trasformare il modello complessivo di sviluppo  su cui orientare le nostre societa', che consenta  di gestire con la massima utilita' ed equità sociale , e con la difesa rigorosa della piena articolazione democratica delle nostre società,  minori  tassi quantitativi di crescita .

  • Questo rappresenta un compito della politica ed un dovere per la Sinistra.
  •  Chissà, forse, come tutte le cose umane anche il capitalismo non e' eterno.
    • FRANCO BARTOLOMEI segreteria nazionale del Partito Socialista Italiano

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