Monday, 06 December 2010 20:17

La smobilitazione degli spiriti coscienti Featured

Written by  Carlo Felici
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Come fa notare Gauchet in un saggio recente: “Se la vecchia politica dell’avvenire e il suo progetto di dominio collettivo avevano contribuito ad alzare il livello medio di educazione e di cultura, a prescindere da diversi errori e sbandamenti sui quali si potrebbe discutere a lungo, l’attuale politica dell’individuo porta invece con sé una disintellettualizzazione sociale”.

 

Le apparenze sembrerebbero andare in direzione inversa, vediamo infatti una proliferazione di strumenti mediatici con i quali sempre più spesso, sembra possa essere fornita a tutti una quantità innumerevole di informazioni culturali e tecniche, ma sempre più in maniera evidente, manca il “luogo” del confronto, in cui farsi un’idea del mondo in cui si vive, che non sia una pura astrazione o una fuga utopica, ma un “veicolo” di consapevolezza e un “laboratorio” di trasformazione.  Continua Gauchet: “Ma questa onnipresenza della formazione individuale non deve comunque nascondere l’evanescenza dell’interrogazione collettiva. Mentre l’imperativo della conoscenza trionfa, ogni volontà di comprendere il nostro mondo sbiadisce e tende a scomparire: Come se per un’inattesa sazietà, il desiderio si spegnesse nel momento stesso in cui i mezzi per appagarlo diventano finalmente disponibili. Mai l’offerta di educazione era stata tanto alta, ma ad essa risponde solo una domanda di qualificazione” La scuola quindi, come luogo per eccellenza di formazione, in un contesto in cui è sempre più richiesta una preparazione specifica, fornita per altro anche da strumenti che possono essere reperiti altrove, e che meglio possono servire allo scopo, rischia di essere sempre più “spiazzata” e marginale.

 

In una prospettiva quindi sempre più di qualificazione funzionale a scopi definiti, da un mercato che ruota intorno ai consumi, la cultura stessa, con tutte le sue sfaccettature, tende a trasformarsi in una sorta di divertimento per tutte le età: e così vediamo CD ROM per piccoli ed anziani, coi quali cimentarsi a costi relativamente bassi, in una “navigazione” culturale fai da te, che però resta pur sempre di cabotaggio.  Essa non si allontana mai infatti dalle fonti, dai centri che forniscono mezzi alla fruizione e che sono progressivamente oggetto di compravendita editoriale, annessa alle varie scalate ai centri di potere economico: quelli che poi faranno anche la politica a cui tutti bene o male dovranno adeguarsi.  Per questo, l’offerta di informazioni sarà sempre compatibile con l’orizzonte di regole scritte e non, che regolano il mercato delle funzioni e delle qualificazioni adatte a svolgerle, senza mettere mai in discussione le norme generali che reggono il sistema competitivo che le determina.  In questo modo, si eviterà sul nascere quella che Habermas chiama “etica del discorso”, in cui ciascuno possa essere riconosciuto in quanto portatore di un linguaggio che non sia solo funzionale, ma anche e soprattutto “personale”.  La proliferazione di strumenti di facile fruizione informativa e culturale può infatti essere perfettamente compatibile con l’esigenza dei vari settori funzionali di colonizzare quel mondo che sempre lo stesso Habermas chiama “vitale”.  Il mondo della scuola è oramai una corda tesa tra “mondo della vita” (in cui si confrontano i valori della quotidianità condivisi dalla comunità) e un “sistema funzionale di azioni” (dove predominano i settori che fanno funzionare la società), in cui è sempre più difficile operare e educare ad essere soggetti autonomi.

 

Il rischio per l’insegnante che non voglia essere puramente “funzionale” all’ “obiettivo” (Qualcuno noterà l’assonanza con la famigerata funzione-obiettivo) predefinito di esperire “funzioni” dagli studenti a lui affidati, di ritrovarsi in una dimensione “eversiva”, criticabile sia da chi (opinione pubblica integrata) gli imputa l’inadeguatezza funzionale, sia da chi lo ritiene obsoleto rispetto alla sua “funzione” (studente informatizzato), è sempre più evidente. E l'imposizione dall'autorità governativa dei test (aborriti dagli stessi pedagogisti) come metodologia assoluta di valutazione sia degli insegnanti che degli studenti, serve solo a consolidare e ad avvalorare tale riduzione dell'insegnamento a "strumento funzionale" per un determinato tipo di sistema, utile a garantire a se stesso continuità e potere.

 

Il docente d’altronde, ma con spazi di autonomia sempre più ridotti, può ancora agire su quello che resta il nervo scoperto di un sistema in cui, come aggiunge Guchet: “I saperi fanno parte del funzionamento collettivo, ma non esprimono più la minima pretesa di emancipazione, per non parlare della prospettiva di salvezza”, ed è la questione del senso, quello che è ormai sconnesso da ogni conoscenza, e con cui ormai docenti, alunni e genitori non possono fare a meno di avere a che fare. Il destino umano è infatti l’ambito culturale interdisciplinare sul quale, in un’epoca in cui, anche se nei pericoli sempre più incombenti di guerre, disparità sociali ed alienazione con balli, brindisi e spot pubblicitari si tende ad esorcizzare ogni paura, non possiamo fare a meno di interrogarci, soprattutto considerando che in gioco ormai non è la sopravvivenza di una cultura o di una singola civiltà, ma quella di un ambito vitale collettivo: la nave spaziale terra, con il suo asse di rotazione intorno ad una cultura che dovrebbe essere globalizzata soprattutto in merito al valore della pace.  Se l’insegnante oggi ritrova il coraggio, la consapevolezza e la cultura per essere un “maestro di senso” in ogni ambito in cui induttivamente, a partire dalla sua disciplina, possa spaziare, fino a coinvolgere la domanda “vitale” di quel "valore" che è sinonimo di "senso" e "scopo" che, anche se inespressa, cova inesorabilmente nelle coscienze piccole e grandi dei suoi discenti, forse si vedrà restituito intatto il suo carisma, prima ancora dei benefici economici. Quelli che, comunque, una società non riuscirà mai a dare a coloro dei quali, ormai nemmeno più ipoteticamente, pensa di poter fare a meno, riducendoli e "valutandoli" solo come "funzioni tecniche" di intrattenitori e di informatori.  Però in ultimo, c’è da rilevare che per suggerire un senso, prima, bisogna averlo, coltivandolo, indagandolo e mettendolo in discussione quotidianamente, anche quando un sistema politico si rivela trasversalmente inadeguato a sciogliere gli intricati nodi delle necessarie riforme del sistema educativo.

 

E' proprio alla luce delle recenti e distruttive politiche che hanno investito la scuola pubblica e, nel complesso, tutto il settore culturale e formativo italiano, con il solo preciso obiettivo di sottrargli risorse per consegnarle agli istituti privati, che riteniamo quindi che la cosiddetta "smobilitazione degli spiriti" attivi, critici e consapevoli, rientri in un preciso disegno teso a impedire sul nascere la capacità di trovare un senso "nuovo" a se stessi e alla società in cui si vive. Una valida alternativa cioè, sul piano morale, civile e politico, ad un sistema fondato sull'arricchimento personale in virtù di un canone di obbedienza e fedeltà a fattori predeterminati da chi intende globalizzare in maniera definitiva la legge del profitto, del valore materiale e monetario come unica misura possibile di ogni tipo di rapporto tra comunità umane, Stati e persino interpersonale.

Una sorte che espone il cittadino dell'inizio del terzo millennio ad una condizione persino peggiore di quella che appartenne allo schiavo nell'antichità, poiché mentre degli schiavi, un tempo, non si poteva fare a meno e, in virtù di ciò, essi venivano tutelati e spesso emancipati, oggi, di ognuno di noi, il mercato può fare a meno in ogni istante, relegandoci ad una delle componenti dell'oceano di rifiuti che esso produce in continuazione, spesso senza nemmeno alcuna possibilità di riciclo.

C.F.

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