Friday, 09 December 2011 13:40

L’EQUO SALASSO. Featured

Written by  Norberto Fragiacomo
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CVD… Come volevasi dimostrare.
La manovra licenziata dal Governo Monti è “equa” quanto può esserlo un furto di elemosine, e le lacrime in diretta del Ministro Fornero (che riportano alla mente quelle di Maria Teresa di fronte alla spartizione della Polonia cattolica, immortalate dal cardinale di Rohan con la fulminante battuta “piange, ma prende”) sottolineano, con icastica vivezza, l’abisso tra le false promesse di ieri e la fosca realtà odierna. “Equità”, ripetevano come un disco rotto Mario Monti e il suo mentore Napolitano, e intanto si apprestavano ad eseguire l’ennesimo iniquo salasso.

 

A mettere mano al portafoglio saranno i soliti noti: le famiglie dei lavoratori, cui l’introduzione della superIci e l’aumento dell’Iva (destinato a far lievitare i prezzi) ruberanno un’altra fetta di reddito; i pensionandi, che si vedono stravolgere ed allungare il percorso a pochi passi dall’agognato traguardo; i pensionati sopra i 940 euro, cui il blocco degli assegni regala un gramo tramonto all’insegna delle privazioni (ovvero della “frugalità”, termine prediletto dai moralisti borghesi dell’800). Per nascondere la bassa macelleria non bastano le foglioline di fico della tassa su supercar e barconi, e della demagogica soppressione delle giunte provinciali; quanto al ridicolo contributo sui capitali scudati (1,5%), meglio astenersi dal commentare: i sudditi perbene non usano parole volgari.
Naturalmente, nel testo del decreto non c’è l’ombra di una patrimoniale (a parte quella sulla prima casa, si capisce), né di strumenti per arginare l’evasione o di un contributo di solidarietà a carico dei percettori di redditi alti: come pretendevano FMI e BCE, il “riassestamento dei conti” sarà integralmente a carico delle classi subalterne. Chi non ha, paghi.
Con le spalle coperte dal Quirinale – sempre meno arbitro, sempre più attaccante – il premier Monti invita il Parlamento a sottoscrivere la sua “proposta”, e di corsa: il tempo stringe, discussioni ed emendamenti non sono ammessi. L’esercizio della democrazia non è ammesso.


Dovevamo aspettarcelo, e difatti ce l’aspettavamo – da ben prima che il Salvatore bocconiano riesumasse le reliquie di TINA, quel “non ci sono alternative” che, trent’anni, fa la signora Thatcher oppose ai difensori dello Stato sociale inglese. Mangia questa minestra o salta dalla finestra… vedrete come si ingozzeranno i nostri politicanti! A soffocare, però, sarà il Paese, perché queste misure recessive, abbattendo il PIL, faranno schizzare in alto il debito. Niente paura: ci assicureranno che un’aspirina non basta, che bisogna prenderne altre, poi aumentare la dose; tagliare questo, cavare quest’altro, sbattere la gente in strada. Il pacco di Natale è solo l’aperitivo, un aperitivo a base di cicuta. Un aperitivo greco, che verrà offerto a gratis. A festa… pardon, a crisi finita l’anomalia europea non esisterà più: avremo solamente il Mercato – dell’acqua, della sanità, dell’istruzione, di ogni cosa.


Ci sarà resistenza, ma non da parte del PD: rispondendo alle domande di Fabio Fazio, Bersani ha dichiarato che la manovra non gli piace, è ingiusta – e perciò la voterà. Voterà, lacrimando pure lui, anche i provvedimenti successivi, dallo smantellamento delle tutele giuslavoristiche all’abbassamento delle retribuzioni pubbliche, dai tagli alla spesa sanitaria alle privatizzazioni in cinque minuti – poiché i mercati ce li impongono e, dunque, non c’è alternativa.
Anche a Spartaco avranno sicuramente fatto intendere che il suo destino era morire nell’arena; lui però ne scelse un altro. Cadde, ma da uomo libero, dopo aver liberato migliaia di suoi simili.
Un’alternativa c’è sempre: sta a noi costruirla. Sta a noi gettare nella pattumiera della Storia le politiche del FMI, le oligarchie finanziarie coi loro intrighi, i derivati truffaldini e le file per un iPad – in breve, quel Capitalismo che, con aplomb davvero impeccabile, c’invita, in tono gentile ma fermo, a scavarci una bella fossa comune. Al buio, tra l’altro, perché i riflettori sono tutti per lo statista che rinuncia nobilmente al suo stipendio, meritandosi un’ovazione bipartisan.

 

Norberto Fragiacomo

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