Friday, 30 December 2011 12:45

Il giorno del giudizio sulla nostra cultura Featured

Written by  Leonardo Boff
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Leonardo Boff
Teologo e Filosofo

Il giorno del giudizio sulla nostra cultura

La fine dell’anno offre l’occasione per fare un bilancio della nostra situazione umana sul pianeta. Che cosa possiamo asppettarci e quale direzione prenderà la storia? Domande preoccupanti, perché gli scenari globali appaiono oscuri. È scoppiata una crisi di magnitudine strutturale nel cuore del sistema economico-sociale dominante (Europa, USA), con riflessi sul resto del mondo.

La Bibbia ha una categoria ricorrente nella tradizione profetica : il giorno del giudizio si avvicina. È il giorno della rivelazione. La verità viene a galla, i nostri errori e peccati sono denunciati come nemici della vita. Grandi storici come Toynbee e Von Ranke parlano anche del giudizio su intere culture. Credo che di fatto, stiamo di fronte a un giudizio globale sul nostro modo di vivere su questa Terra e sul tipo di relazione con la stessa.

Considerando la situazione a un livello più profondo, che va al di là delle analisi economiche che predominano nei governi, nelle imprese, nei forum mondiali e nei mezzi di comunicazione, notiamo con crescente chiarezza la contraddizione esistente tra la logica della nostra cultura moderna, con la sua economia politica, il suo individualismo e consumismo e la logica dei processi naturali del nostro pianeta vivo, la Terra. Esse sono incompatibili. La prima è competitiva, la seconda è cooperativa. La prima è escludente, la seconda includente. La prima ripone il valore principale nell’individuo, la seconda sul bene di tutti. La prima pone al posto d’onore la merce, la seconda la vita in tutte le sue forme. Se non facciamo nulla questa incompatibilità ci può condurre a un gravissimo impasse.

Quello che aggrava questa incompatibilità sono le premesse soggiacenti al nostro processo sociale: che è possibile crescere illimitatamente, che le risorse sono inesauribili e che la prosperità materiale e individuale porta a noi la tanto agognata felicità. Simili premesse sono illusorie. Le risorse sono limitate e una Terra finita non sostiene un progetto infinito. La prosperità e l’individualismo non ci stanno portando la felicità, ma alti livelli di solitudine, depressione, violenza e suicidio. 

Due sono i problemi interconnessi tra di loro e che possono intorbidare il nostro futuro: il riscaldamrento globale e la sovrappopolazione umana. Il riscaldamento globale è un codice che ingloba l’impatto che la nostra civiltà esercita sulla natura, minacciando la sostenibilità della vita e della Terra. La conseguenza è l’emissione di miliardi di tonnellate/anno di biosssido di carbonio e metano, che è 20 volte più aggressivo del primo. Nella misura in cui si accelera il disgelo del suolo congelato della tundra siberiana (permafrost) c’è il rischio, nei prossimi decenni, di un’impennata di riscaldamnento di 4-5 gradi Celsius, che devasterebbe gran parte della vita sulla Terra.Il problema della crescita della popolazione umana fa sì che si sfruttino beni e servizi naturali, si consumi più energia e si diffondanoi nell’atmosfera altri gas produttori di riscaldamento globale.

Le strategie per controllare questa situazione minacciosa praticamente sono ignorate dai governi e da coloro che devono prendere decisioni. Il nostro individualismo ben radicato ha impedito che nelle riunioni dell’ONU sul riscaldamento globale si arrivasse a un qualche consenso. Ogni paese vede soltanto il proprio interesse ed è cieco all'interesse collettivo e al Pianeta come un tutto. E così andiamo allegramente circondandoci di un abisso.

Ma la madre di tutte le distorsioni suddette è il nostro antropocentrismo, la convinzione che noi, esseri umani, siamo il centro di tutto e che le cose siano state fatte solo per noi, dimenticando la nostra completa dipendenza da quello che sta intorno a noi.. Qui sta radicata la nostra distruttività che ci induce a devastare la natura per soddisfare i nostri desideri.

È urgente ormai coltivare un pò di umiltà e vedere noi stessi in prospettiva. L´universo ha 13,7 miliardi di anni; la Terra, 4,45 miliardi; la vita, 3,8 miliardi; la vita umana 5-7 milioni; e l´homo sapiens 130-140 mila anni. Pertanto siamo nati da pochi minuti, frutto di tutta la storia anteriore. Da sapiens stiamo diventando demens, pericolosi verso i nostri compagni della comunitá di vita. Siamo arrivati all´apice del processo evolutivo non per distruggere, ma per custodire ed aver cura di questa sacra eredità. Solo a questo punto il giorno del giudizio sarà la rivelazione della nostra verità e missione qui sulla terra.

Tradotto da Romano Baraglia

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