Sunday, 01 January 2012 18:56

DOCUMENTO DELLA SINISTRA SOCIALISTA PER IL CONGRESSO DI FIUGGI DEL PSI Featured

Written by  Coordinamento della Sinistra Socialista
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I) L'equilibrio politico del sistema Italia viene nuovamente messo in discussione a livello internazionale per la sua incapacità a garantire la adesione del Paese ai nuovi processi di integrazione finanziaria mondiale, necessari a salvaguardare la tenuta del sistema Euro dall'onda d'urto della crisi del sistema finanziario e della conseguente recessione in atto nei sistemi economici piu' sviluppati.

 

 Il nostro sistema paese subisce, in tal modo, una pressione speculativa dai mercati finanziari mondali finalizzata ad ottenere lo smantellamento dei residui vincoli sociali che ancora persistono nei rapporti sociali e produttivi, quale condizione necessaria per riattivare, sulla base dei medesimi rapporti di ripartizione sociale della ricchezza prodotta, un processo di crescita economica compatibile con gli alti livelli di competitività
raggiunti dai nuovi produtori mondiali emergenti.

Questi processi sui quali viene misurata la affidabilità dell'intera classe politica del paese implicano, come conferma l'episodio della lettera d'intenti inviata al governo dalla BCE, una ulteriore compressione di ciò che resta delle Sovranità Nazionali, ispirata dall'esigenza del sistema finanziario di stabilizzare gli effetti della esplosione della bolla finanziaria
attraverso la sterilizzazione dei bilanci pubblici, ormai non piu' solo dei paesi meno
competitivi d'Europa.

Il quadro esistente definisce i contorni di un tentativo di risposta rigorosamente neo-liberista ad una vera e propria crisi di sistema del modello di crescita perseguito a partire dall' inizio degli anni '80 attraverso la progressiva trasformazione dell' investimento finanziario in elemento strutturalmente costitutivo della domanda, destinato ad integrare la
restrizione tendenziale della base produttiva reale.

Questo modello di sviluppo, vittima degli stessi squilibri finanziari che ne hanno costituito un elemento costitutivo, si dimostra non piu' in condizione di garantire quei livelli di crescita necessari al mantenimento dell'equilibrio sociale su cui l'occidente democratico ha costruito il suo modello di societa', e pone a tutta la Sinistra, con urgenza, la grande questione della trasformazione strutturale di un sistema di rapporti economici finanziari
e sociali che distrugge la ricchezza sociale ed espropria il valore del lavoro e della vita degli individui.

2) Parte della Sinistra di governo, purtroppo, ancora si illude di poter cavalcare questo attacco alimentando una promessa di maggiore affidabilità, sperando in tal modo di supplire alla propria incapacità di costruire un consenso maggioritario nel paese attorno ad una propria autonoma proposta alternativa di modello di sviluppo.

Lo stesso schieramento Socialista europeo, pur avendo salvaguardato la sua tenuta politica quale forza politica alternativa alle destre, stenta ancora a definire una ristrutturazione democratica della costruzione istituzionale comunitaria, su cui riunificare polilticamente le forze della sinistra di ognuno dei singoli paesi dell'Unione Europea, anche se la proposta del PSE di designare un candidato comune per la presidenza della Commissione Europea, rappresenta un significativo passo avanti per un nuova governance europea.

Ancora manca a sinistra, un nuovo progetto istituzionale capace di invertire la subalternità del momento delle decisioni politiche delle comunità nazionali agli indirizzi delle tecno strutture finanziarie sovranazionali, che vincolano le scelte dei governi attraverso l'intervento "correttivo" di mercati condizionati da concentrazioni finanziarie private (cd sistema finanziario ombra) superiori alla stessa capacità di spesa degli stati nazionali più
sviluppati (valore complessivo dei contratti su derivati ad alta leva finanziaria pari a 500.000 miliardi di dollari) i cui movimenti speculativi rispondono ad input diretti a forzare le scelte economiche e sociali dei paesi verso linee di indirizzo e scelte di sviluppo, anticipate e progettate negli organismi finanziari sovranazionali, compatibili le logiche assolutamente liberiste del sistema finanziario globale.

Di questo appare cosciente Steinbrück, già Ministro delle Finanze della Grosse Koalition e probabile candidato Cancelliere della SPD alle prossime elezioni tedesche, è molto chiaro che riforme economiche sono possibili soltanto con una riforma delle istituzioni europee, con un’autorità che possa emettere Eurobond e corrispondente cessione di sovranità degli Stati nazionali: un buon investimento nel futuro tedesco e dell’Europa nella pace e nel benessere.

(Man müsse den Menschen erklären, dass Deutschland politisch, ökonomisch und gesellschaftlich von der weiteren Integration Europas profitiere. "Das bedeutet: Natürlich müssen die Deutschen zahlen", sagte Steinbrück, der ein möglicher Kanzlerkandidat der SPD ist. Aber das Geld sei gut investiert "in unsere und die Zukunft Europas, in Frieden und Wohlstand."

Die Einführung von Euro-Bonds hält Steinbrück nur nach einer Änderung der Europäischen Verträge für sinnvoll. Sonst gebe es keine europäische Institution, die diese emittiert und die damit verbundenen Auflagen kontrolliert und bei Verletzungen sanktioniert. Ein Land, das von Euro-Bonds profitieren wolle, werde einen Teil seiner Budgethoheit an unabhängige Institutionen abgeben müssen. Steinbrück: "Es wird seine nationalen Haushaltsentwürfe genehmigen lassen und sich einer makroökonomischen
Überwachung unterwerfen müssen.")

3) Rispetto al '92 esiste però una differenza sostanziale che potrebbe costituire la base di partenza per la ricostruzione di un grande blocco democratico riformatore in tutte le società economicamente più sviluppate, teatro principale degli effetti della crisi finanziaria globale.
Mentre nel '92 i processi di integrazione forzata erano diretti a costituire lo scenario istituzionale di un modello apparentemente di crescita, oggi tutte le opinioni pubbliche hanno chiaro, di fronte a sè, come le forzature compiute dalle istituzioni finanziarie protagoniste dei mercati nei confronti dei sistemi economici ed aziendali dei paesi sviluppati in difficoltà di bilancio, sono esplicitamente finalizzate a far accettare alle forze sociali il prezzo di un riequilibrio difficilissimo tra la situazione del deficit degli stati,
le stringenti esigenze di produttività dei rispettivi sistemi economici rispetto alle strettoie della concorrenza mondiale, gli eccessi di liquidità privata esistenti nei mercati finanziari rispetto alla ridottissima possibilità di nuova emissione monetaria da parte delle banche centrali, e l'indebitamento massiccio che grava su tutto il sistema bancario-assicurativo e
finanziario mondiale.

Questa consapevolezza diffusa dei limiti di un sistema economico integrato a livello sovranazionale, in cui l'elemento finanziario agisce ormai in contrasto con gli interessi, reali e concreti, delle comunità dei produttori, dei lavoratori e degli stessi imprenditori, può costituire la base sociale di un nuovo grande patto democratico, nei popoli e tra i popoli, verso un nuovo modello di rapporti economici e sociali, in cui l'economia reale, la qualità
concreta dei rapporti interpersonali, sociali, e produttivi, i parametri di valutazione della ricchezza sociale effettivamente goduta dai cittadini, la riqualificazione dei consumi all'interno di un più generale processo di maturazione culturale delle società sviluppate, possono tornare ad essere le pietre angolari di un progetto di rinascita democratica della società.

4) Il Partito Socialista deve quindi lavorare lungo questa direttrice di azione, cercando di costruire una rete di alleanze con tutte le forze ed i movimenti interessati a riprendere le fila di un ragionamento critico sulle scelte di politica economica e sociale, solo apparentemente neutre, che le classi dirigenti delle società dell'occidente democratico, più o meno convintamente, si predispongono a proporre, in apparente assenza di alternative.

Il Partito Socialista deve in tal senso spendere la propria capacita' di tradurre in proposta di governo le domande dei soggetti sociali , la loro protesta, e le spinte al cambiamento , recuperando appieno un approccio critico al quadro dei rapporti economici e sociali che ci circonda, fondato sulla profonda convinzione di fondo che l'economia sia in realtà una
scelta sociale assolutamente complessa, e non una scenza esatta che non lascia margini
alla creatività individuale, pur nella logica considerazione di una equilibrata e realistica valutazione dei dati della realtà sociale e produttiva.

Questa nostra tradizionale funzione di cerniera tra i movimenti e la azione riformatrice di una sinistra di governo assume oggi ancor piu' rilevanza di fronte alla nascita di un nuovo grande movimento di contestazione del capitalismo finanziario globale che va assumendo una portata potenzialimente maggioritaria nella pubblica opinione, rappresentando in se' un moto di protesta che attraversa e rappresenta gli interessi e le difficolta' sociali di una parte maggioritaria della societa', a differenza di altri movimenti che abbiamo conosciuto negli anni passati che hanno sempre mantenuto caratteri e livelli di rappresentativita' sociale tendenzialmente minoritari.

Questa differenza di fondo, che trova la sua ragion d'essere nella profondita' strutturale della crisi che attraversa il modello capitalistico odierno, nella autoreferenzialita' del sistema politico, e nel tramonto della sovranita' decisionale degli organi istituzionali di rappresentanza democratica, offre alle capacita' di proposta di questo movimento possibilita' politiche assolutamente nuove nella storia politica della sinistra italiana,
investendolo contemporaneamente di responsabilita' enormi sul terreno della sua
tenuta democratica rispetto alle funzioni di supplenza a sinistra che si trova inaspettatamente a ricoprire.

Il Partito deve quindi considerare il protagonismo politico di questo grande movimento pacifico di massa, che pone a livello mondiale il tema di un modello di sviluppo alternativo alla crisi del sistema finanziario globale, un elemento di forza che puo' contribuire alla rinascita della sinistra con cui interagire e dialogare sul terreno delle proposte, dei
programmi, e della valorizzazione del potenziale di rinnovamento culturale di cui è naturalmente portatore.

5)Il PSI, sulla base di queste acquisizioni deve valorizzare a beneficio di tutta la sinistra italiana la sua appartenenza al PSE, che deve divenire un vero e proprio partito unico sovranazionale con dirette iscrizioni individuali dei cittadini europei, trasmettendo a tutto il contraddittorio schieramento del nostro centro-sinistra la convinzione che il Socialismo Europeo resta il vero punto di riferimento principale per un’azione coordinata di
trasformazione democratica del modello dei rapporti sociali a livello europeo, e nei
singoli paesi resta tuttora la forza motrice di una credibile alternativa ai governi
di destra e conservatori.

Il Partito deve in tal senso assumere nel cuore della sinistra italiana un ruolo di catalizzatore di un processio di complessiva ristrutturazione politica, sul presupposto che in una situazione in cui problemi nazionali si intrecciano con quelli continentali e internazionali, ed in cui le risposte di governo di natura strutturale ai problemi posti dalla profondita' della crisi debbono necessariamente essere affrontati quantomeno su scala europea, una sinistra nazionale non ancorata in modo prevalente alle forze del
Socialismo Europeo rimarrebbe inadeguata sotto i profili della cultura politica, del
programma, e dei suoi riferimenti sovranazionali, riducendosi inevitabilmente a trovare un suo ruolo di governo esclusivamente perseguendo il solito ricorrente orizzonte emergenziale, figlio della permanente incapacita', direttamente ereditata dal vecchio PCI, di pensare se stessa come un autonomo maggioritario schieramento di governo ,libero dalle necessita' della continua ricerca della legittimazione da parte di forze e poteri esterni alla propria area di appartenenza .

Questo quadro evidenzia la necessità del superamento dell’attuale schieramento di centro-sinistra, guidato da un Partito Democratico in piena crisi di rappresentanza, priva di una definita identità riformatrice, incapace a dispetto delle sue affermazioni di svolgere una autentica funzione nazionale, e soprattutto incapace per i suoi limiti strutturali e culturali di
progettare un sistema di alleanze politiche e sociali potenzialmente maggioritario in
grado di riattivare una autentica Democrazia dell’alternanza all’interno della quale misurare democraticamente la volontà di cambiamento e di riforma di tutto lo schieramento progressista.

Il ruolo dei socialisti ,per quanto ridotti a piccole percentuali , puo' essere determinante per accelerare processi poltici ancora troppo in ritardo rispetto alle necessita' imposte dal precipitare della crisi. Il partito deve quindi lavorare ad una maturazione della sinistra in senso Socialista e democratico, in linea con i processi di ristrutturazione in atto nel
campo del Socialismo Europeo, mettendo in gioco anche la propria autosufficenza
politica e la sua autonomia organizzativa qualora fosse necessario al raggiungimento di questo disegno complessivo.

6)Appare quindi evidente che L'ipotesi di un Governo di unità nazionale può essere avanzata dalla Sinistra esclusivamente allo scopo di costruire un Governo di largo consenso nazionale che sia in grado, in virtù del suo alto livello di rappresentatività, sociale e politica, di resistere alle richieste di compressione dello Stato Sociale, e di sterilizzazione della sovranità nazionale proveniente dalle autorità finanziarie sovranazionali, in grado di riuscire ad attivare meccanismi di crescita fuori dai dettami e dalle strettoie liberiste e monetariste sulla base di una diversa progettualita', partendo dalla difesa dei redditi e dalla stabilizzazionezione dei rapporti di lavoro,dalla rigorosa patrmonialita' delle imposizioni fiscali contemporanea alla detassazione dei reinvestimenti produttivi, dalla concentrazione di risorse aggiuntive recuperate dal debito su ricerca e innovazione, e dall'avvio di una politica energetica sulle fonti rinnovabili che consolidi
l'autonomia produttiva del paese e consenta l'avvio di una politica di ristrutturazione e riconversione industriale finalizzata all'aumento della base produttiva.

Non può essere invece in alcun modo proposta , come purtroppo e' avvenuto finora, una soluzione di unità nazionale al solo scopo di costruire un quadro politico nuovo in cui venga avviata una progressiva sostituzione del centro-destra sul terreno di una maggiore affidabilità garantita al sistema finanziario mondiale da parte di una nuova classe dirigente, espressione della sinistra ufficiale, che si adegui alle soluzioni indicate dagli organismi finanziari internazionali quali strade obbligata per sottrarre il sistema economico del paese al tiro al bersaglio indiscriminato da parte delle concentrazioni finanziarie che governano
con logica assoluta i mercati mondiali.

La pressione continua dei mercati finanziari sulle nostre aziende e sui nostri Bond rappresenta tuttora il segnale di un attacco generale di natura e portata sistemica che travalica le valutazioni sulla compatibilita' dei nostri conti pubblici , ed e' chiaramente diretto a modificare nuovamente il sistema politico del nostro paese, gia ' minato dalla crisi di credibilita' che investe le sue rappresentanze .

La sinistra, se vuole sopravvivere politicamente a questo disegno diretto a favorire una ulteriore involuzione dei rapporti sociali, deve quindi puntare al ripristino della capacita'del sistema stato-ordinamento di governare e regolare i processi economici ,sociali e finanziari, reali, attraverso la ricostruzione di istituti pubblici , dotati di poteri autoritativi
finalizzati a consentire la riattivazione di una politica industriale del paese, e la attuazione degli interventi di programmazione e riforma necessari a dirigere ed orientare le scelte degli operatori economici , e deve abbandonare ogni difesa delle dispendiose prerogative di un ceto politico di scarsa qualita' complessiva, che in ragione della propria autoreferenzialita' rifiuta con pervicacia qualsiasi riforma del sistema politico orientata ad una deprofesionalizzazione del sistema delle rappresentanze .

Non deve piu', quindi, accadere che di fronte ad una politica di tagli di bilancio, che comincia a far considerare l'idea di imposte di natura patrimoniale perfino alle forze conservatrici piu' responsabilii, la sinistra non sia pronta per prima a mettere sul tavolo i risparmi sugli emolumenti del personale politico in servizio, la omologazione INPS dei sistemi di calcolo delle indennità pensionistiche di quello che ha cessato le funzioni, i
tagli sulle guarentige e sui cerimoniali di tutte le istituzioni superiori dello stato, delle regioni e degli enti locali, la semplificazione dei livelli di governo degli enti locali, e la rivisitazione totale dei sistemi di nomina dei dirigenti degli enti e delle aziende pubbliche con l'abolizione dell'istituto delle consulenze esterne.

7) Il Partito Socialista in questo disegno di ristrutturazione della sinistra italiana secondo la appartenenza alla famiglia socialista europea deve favorire una adeguata ripresa di iniziativa unitaria del sindacato, in grado di contrastare la reale portata sociale della azione del governo di centro-destra, allineata al diktat partito dai poteri forti finanziari internazionali riassunto nella lettera riservata inviata da Trichet e Draghi al Governo
Italiano, andando a colmare un vuoto di proposta della sinistra" parlamentare" attardata su una ipotesi di governo di unita' nazionale, vista come delegittimazione di Berlusconi sul terreno della affidabilita' internazionale della nostra classe di governo.

La Cgil ha gia' risposto , anche rischiando di esercitare una supplenza del momento politico, alla primaria esigenza di trasmettere a tutto il corpo sociale del paese un forte segnale critico rispetto alla iniquita' sostanziale della manovra correttiva dei conti pubblici del governo, compiuta concentrando i risparmi di bilancio sui tagli sui servizi sociali e
minando i diritti del lavoro dipendente , con il disposto dell'art 8 del decreto, ben oltre i termini dello stesso accordo tra le parti sociali del 26 giugno.

Purtroppo tutti i progetti sulla unita' sindacale sono passati in secondo piano di fronte al compito di rappresentare e difendere con immediatezza le ragioni di un fronte sociale maggioritario nel paese reale, evitando di consentire al governo di chiudere, senza lo scotto di una contestazione sociale di massa, le proprie contraddizioni interne attraverso un accordo blindato.

La Cgil, dopo aver evitato di lasciare campo ad aree di protesta lontane da un programma in cui innovazione e produttivita' siano trattate all'interno di un quadro di programmazione e governo democratica delle scelte, in un nuovo sistema organico di contrattualita' ociale con il movimento dei lavoratori e le forze produttive, deve ora contribuire con assoluta priorita' a tessere un nuovo tessuto unitario con le altre confederazioni.

La nuova posizione della Uil sullo sciopero generale del pubblico impiego costituisce in tal senso un primo risultato importante che sancisce la fine dell'illusione delle altre sigle sindacali di poter ottenere risultati attraverso una concertazione esclusiva con un governo che ormai disattendere in toto le ragioni dello stesso imiziale accordo tra le parti sociali ,che lo aveva investito del compito di affrontare la emergenza finanziaria con una sorta di "mamdato nazionale" da svolgere con equita' e trasparenza.

8) Il nostro Paese è ormai privo di una politica estera autenticamente autonoma , oggi ancor piu' necessaria a fronte di una crescente tendenza ad un attivismo nazionalista di Germania, Francia e Inghilterra che rischia di sgretolare il progetto europeo.

Il PSI, che nella sua storia ha saputo sviluppare e sostenere la sua doppia vocazione, europeista e mediterranea, a partire dagli anni '60, con l'appoggio a Enrico Mattei e all'integrazione comunitaria, fino agli anni '80, con la forzatura sull'Atto Unico Europeo e la politica mediterranea craxiana, deve saper aiutare il nostro Paese a recuperare ruolo politico in una Europa che tende a misurarci sul terreno esclusivo della inadeguatezza delle nostre variabili macroeconomiche.

Il Paese e' stato costretto ad una marginalita' internazionale dalla subalternita' delle sue classi dirigenti, nonostante le relazioni internazionali , sempre piu' dettate dalla fame di risorse energetiche, collochino naturalmente l'Italia in una posizione centrale, non solo
geograficamente, rispetto ai flussi dell'interscambio energetico e commerciale, al centro di un Mediterraneo che si avvia a diventare terminale di una nuova "Via della Seta" tra Europa, Nord Africa, Balcani, ed Asia .

Il disimpegno americano da una serie di teatri politici, l'ascesa economica e politica dei BRICS , una Primavera Araba la cui direzione ancora oscilla tra un rinnovato "orgoglio islamico" ed un accesso dei movimenti religiosi alla modernità sul modello turco, la ripresa di un dialogo di pace tra palestinesi e Israele, la forte penetrazione commerciale cinese in Africa, costituiscono tutti fattori nuovi che" chiamano" il nostro paese ad una ripresa di
iniziativa autonoma di mediazione di interessi, di sostegno allo sviluppo e di cooperazione internazionale , capace di ricostruire nel mediterraneo, dopo il trauma della guerra in libia, un nuovo inclusivo equilibrio, economico e politico, tale da assicurare una competizione equa, uno sviluppo sostenibile, ed una redistribuzione soddisfacente delle risorse, e sopratutto una coesistenza pacifica tra i popoli, respingendo in particolare gli scenari di guerra che periodicamente (dalla Siria all'Iran alla Palestina) si addensano sulle linee di faglia tra vecchio centro politico-economico e le ex-periferie emergenti.

Il PSI , a livello globale , deve in ogni caso perseguire in accordo con l'Internazionale Socialista, un nuovo sistema di rapporti tra i popoli e gli stati in cui LA PACE e LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, divengano sistema vincolante e regola prima di riferimento delle relazioni internazionali, garantite da una riforma democratica degli organismi di rappresentanza delle Nazioni Unite, e degli altri organismi sovranazionali di natura Economica, Finanziaria , Sociale e Commerciale, che ne rafforzi il carattere
multipolare e garantisca la piena rappresntativita' delle comunita' sociali e nazionali
che ne costituiscono la base di legittimazione.


Questa ristrutturazione dmocratica deve garantire ,oltre al corretto svolgimento delle relazioni politiche internazionali, anche l’espressione di una superiore capacita’ di governo e di controllo degli stessi processi economici globali, con efficacia vincolante rispetto alle funzioni ed ai compiti delle stesse tecnostrutture finanziarie e monetarie sopranazionali
che devono essere limitate a regolare esclusivamente gli aspetti tecnici dei processi di globalizzazione esistenti.

 


prime sottoscrizioni:

 

  • Franco Bartolomei

     

  • Anna Falcone
  • Felice Besostri
  • Carmen Centrone
  • Enrico Ricciuto
  • Roberto Nebiolo
  • Giorgio Brero
  • Manfredi Mangano
  • Giacomo La Commare
  • Vito Lattarullo
  • Giovanni Proti
  • Pierluigi Sernaglia
  • Pier Luigi Camagni
  • Lucio lo Faro
  • Carmelo Giuseppe Nucera
  • Paolo Trovato
  • Maria Luisa Chirico
  • Michele Bertaggia
  • Paola Poli
  • Gianfranco Scavuzzo
  • Ilda Sangalli Riedmiller
  • Marco Andreini
  • Angela Burlando
  • Adriano Bartolucci
  • Desiree Cocchi
  • Lorenzo Esposito
  • Maria Grazia Calligaris
  • Loretta Villa
  • Maria Adele Berti
  • Francesca Marconi Sciarroni
  • Raffaele Antonio Vilonna
  • Maria Cristina Cocco
  • Donatella Stoppani
  • Carlo Felici
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