Friday, 13 January 2012 11:39

Umberto da Giussano torna a corte Featured

Written by  Norberto Fragiacomo
Rate this item
(0 votes)

Non è stato, il 12 gennaio, un giovedì come gli altri: se non di uno spartiacque, si deve parlare di una data importante per il Governo Monti, le forze politiche ed il Paese. Due gli eventi, fra loro in qualche modo intrecciati: la bocciatura, da parte della Consulta, del referendum anti Porcellum, ed il no della Camera all’arresto di Cosentino. Rifiuti tossici o vincita al lotto?

Dipende dai punti di vista, ma una cosa è sicura: la convulsa giornata segna il ritorno in campo del cavalier Silvio Berlusconi, che troppo frettolosamente avevamo dato per disperso (e ci sarebbe piaciuto non rivedere mai più). Il successo più spettacolare è stato colto in Parlamento: quel 309-298 non è un voto di fiducia a lui, ma significa molto – anzitutto, che la vecchia maggioranza si è ricompattata, o quasi; e che Umberto da Giussano, conclusa la licenza, è ritornato sotto le insegne imperiali. Non sembrava scontato: in dicembre, la Giunta della Camera aveva dato parere favorevole all’autorizzazione, e in quell’occasione la Lega aveva votato con l’opposizione. Il sì è stato ribadito il 10 gennaio – poi, in soli due giorni, è cambiato tutto.

Una resipiscenza motivata da un nuovo, più approfondito esame delle carte processuali? Niente di tutto questo: semplicemente, ad inizio settimana si è tenuto un incontro tra i “vecchi alleati” Berlusconi e Bossi. Cosa si siano detti non è concesso sapere, ma il risultato è da prima pagina: la Lega - perlomeno, parte di essa – è di nuovo al fianco del cavaliere. Il voltafaccia di Bossi non sorprende affatto: il “padano” è un concentrato di vizi e cosiddette “virtù” italiche, prime fra tutte opportunismo e furbizia. Più nepotista di un barone universitario – lo prova la vicenda del figlio pluriripetente -, disprezza in egual misura coerenza e verità: sentendolo bofonchiare “la Lega non è mai stata forcaiola”, la memoria vola ai cappi esibiti in Parlamento ai tempi di “mani pulite”. Surreale – quindi, tipicamente italiano. Non paiono importare al senatùr la spaccatura nel suo partito e lo strappo di un Maroni (giustamente) furioso: finché non si va ad elezioni, il cerchio magico bossiano è in grado di esercitare la sua egemonia sulla Lega “di governo”. In effetti, proprio la grazia concessa a Nicola Cosentino dimostra che l’Umberto non vuole il ricorso alle urne – cioè, che non lo vuole Berlusconi.

Secondo noi, sbaglia di grosso chi ritiene che l’uomo di Arcore si prepari a dare la fatidica spallata al governo. Nonostante la loro memoria cortissima, gli elettori non hanno ancora dimenticato chi abbia contribuito - ad avviso di chi scrive, in maniera non decisiva - a gettarci nelle fauci dello spread; inoltre, gradiscono poco i favori fatti ad una casta invisa e screditata (o a suoi singoli membri), così come la difesa a spada tratta degli evasori, in tempi di lacrime e sangue. Silvio Berlusconi sa che, in caso di pugnalata a Monti, l’Italia e le sue aziende finirebbero sotto attacco immediato: per lui, il rischio andrebbe ben al di là di una pressoché certa debacle elettorale. Quindi, Berlusconi ha intenzione di lasciar lavorare il premier, ma imponendogli le sue condizioni. Quali siano è agevole ipotizzarlo: un allentamento della stretta sull’elettorato pidiellino, formato in buona parte da evasori o aspiranti tali; una politica che penalizzi esclusivamente i ceti che votano “a sinistra” (a dire il vero, Mario Monti ha intrapreso questa strada sin dall’inizio, senza bisogno di troppe sollecitazioni); uno stop a quelle miniliberalizzazioni che sono comunque uno specchietto per le allodole (gli obiettivi paganti per l’esecutivo sono la mercificazione dei servizi pubblici, acqua compresa, e lo sgretolamento delle tutele giuslavoristiche, dall’obbligo di reintegra ai contratti collettivi); infine, il mantenimento di una legge elettorale che garantisca il controllo di eletti ed elettori, ed in caso di sconfitta (nel 2013, o comunque non prima che la bufera sia passata… ammesso che passi!) gli consenta di limitare i danni.

Sotto quest’ultimo profilo, la decisione della Corte Costituzionale è un dono di Natale posticipato, che fa gongolare il cavaliere: quella varata da Calderoli sarebbe una buona legge che mira alla governabilità”, e tanti saluti ai referendari. Insomma, il paletto è stato infisso nel terreno; Monti – che in tivù si è già lavato le mani della faccenda – ne prenda atto. Come Napoleone dopo la Russia, pure il suo epigono brianzolo è riuscito a ricostruire il proprio esercito – e in una manciata di giorni appena. La finalità non è, come detto, uno scontro frontale con l’esecutivo, bensì la blindatura dello status quo: una pace armata, più che un semplice armistizio. In fondo, solo per un istante l’impero berlusconiano è stato nel mirino degli speculatori internazionali. Il perdente di giornata è naturalmente il PD che, pur facendo parte della “maggioranza” che sostiene il Governo, è stato rimesso in minoranza dal patto Berlusconi-Bossi, e appare destinato a dover ingoiare, nei prossimi mesi, numerosi bocconi amari (per la base, s’intende). Ancora un’annotazione. Al di là degli eccessi tribunizi, non ha tutti i torti Antonio Di Pietro quando afferma che la decisione della Consulta rappresenta un grosso favore per il Capo dello Stato e il suo pupillo: una reviviscenza della precedente legge elettorale avrebbe, di fatto, delegittimato il Parlamento attuale, e aperto conseguentemente una crepa nel progetto “Salva Italia”. Anche per l’esecutivo, dunque, il pomeriggio di ieri è stato più positivo che negativo.

Norberto Fragiacomo Segretario Lega dei Socialisti Nordest

Read 74809 times Last modified on Sunday, 28 October 2012 23:05

Login

MiniCalendar

October 2018
SMTWTFS
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031

Manifestazione 15 ott.