Sunday, 29 April 2012 21:48

IL SENSO DEL MIO SOCIALISMO Featured

Written by  Giuseppe Giudice
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“intendiamo per socialismo l’organizzazione sociale della produzione connessa all’organizzazione democratica della società” (Karl Kautsky)

“ la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente” – “il socialismo è la piena e completa realizzazione della democrazia” (Rosa Luxemburg)

“ è socialista quella società che sa dare ad ogni individuo la massima possibilità di determinare la propria esistenza ed organizzare la propria vita” (Riccardo Lombardi)

 

E’ questa una riflessione politica, ma anche esistenziale. In queste tre frasi di tre grandi esponenti del socialismo si racchiude il senso della mia fede politica, che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano, rinascimentale e illuminista. Nella modernità nel senso più ampio ed inclusivo del termine.

Le tre epigrafi mostrano il contenuto etico e politico del socialismo come “regno dei fini” (in senso kantiano) vale a dire come il regno dell’autonomia e dell’autodeterminazione contrapposto a quello funzionalista e determinista dell’eteronomia, che è il regno della necessità, dell’uomo che diventa strumento di qualcosa che lo sovrasta ma che ha creato con le sue mani.

Sia Kant che Marx (nonostante le influenze hegeliane) vedono la libertà come l’emancipazione dalla necessità e quindi come la sua antites.

Ma il socialismo ha bisogno sia di Kant che di Marx. Ha bisogno di Kant per definire la sua teleologia (i suoi fini che non sono derivabili meccanicamente dalla necessità ma sono un progetto umano) ed ha bisogno di Marx  (integrato da Keynes) per analizzare la dinamica e le contraddizioni interne del capitalismo. Kant senza Marx produce un socialismo che è pura esortazione e predica disarmata. Marx senza Kant è cupo determinismo. La volontà umana ha una sua autonomia ma essa deve costantemente agire in mezzo ai condizionamenti delle forze materiali da cui non può prescindere.

Da questa sintesi nasce il socialismo democratico. Che per me resta l’unica ed efficace via per superare in positivo le contraddizioni del capitalismo attuale.

Il socialismo non ha senso senza democrazia e libertà. E non solo per astratta dichiarazione di principio. L’esperienza comunista del 900, il bolscevismo hanno bene messo in evidenza cosa sia un socialismo senza libertà. Il Gulag. La regressione civile dell’umanità verso il dispotismo asiatico. Kautsky mette bene in evidenza come l’assenza di democrazia trasforma la socializzazione in oppressione sociale, tra le peggiori.

Il concentrarsi del potere economico e politico nella mani di una oligarchia e nomenclatura di funzionari di partito produce uno spietato capitalismo di stato che addirittura utilizza il lavoro schiavistico (le decine di milioni di deportati in Russia e Cina) per produrre plusvalore. Del resto oggi non abbiamo in Cina il capitalismo più spietato?

Del resto una delle contraddizioni centrali del capitalismo è quella tra la socializzazione delle forze produttive e l’appropriazione (e l’utilizzazione) privata del plusvalore. Nel capitalismo normale questa appropriazione privata è opera dei capitalisti, nel comunismo reale è opera della nomenclatura.

Per questa ragione la socialdemocrazia , pur con tutti i suoi limiti, ha costruito il massimo possibile di elementi di socialismo nell’Europa Occidentale, utilizzando la grande forza propulsiva delle lotte operaie e popolari per costruire un compromesso forte con il capitalismo (e nel quadro della divisione del mondo tra le due potenze imperiali uscite dalla guerra USA e URSS) in grado di modificare in senso progressivo i rapporti di potere nella società. E costruendo il modello sociale più avanzato, mai realizzato.

Giorgio Ruffolo dice con chiarezza che questo compromesso è messo in crisi da due elementi: la liberalizzazione incontrollata dei movimenti di capitale che da inizio alla finanziarizzazione strutturale del capitalismo globale; la riorganizzazione della grande impresa capitalistica che utilizzando in senso rigidamente capitalistico le nuove tecnologie ed il decentramento produttivo (o entrambe le cose) modifica fortemente i rapporti di forza a favore del capitale ed a svantaggio del lavoro. Il combinato disposto dei due fenomeni produce un fortissimo inasprimento delle diseguaglianze e degli squilibri, la rimercificazione del lavoro, la mercatizzazione del tempo e dello spazio ed una grave regressione di civiltà.

La crisi delle socialdemocrazie sta in queste premesse strutturali. IN ogni caso c’è da dire che i paesi con un socialismo ed un sindacato forte hanno meglio resistito, molto meno gli altri.

Le derive liberali di certe socialdemocrazie sono uno spaccato della crisi che le ha attraversate. Paolo Borioni dice giustamente che le Terze Vie sono state una fuoriuscita dalla socialdemocrazia, una loro sostanziale negazione e non come pretendono i settari del neocomunismo (senza progetto) la prova dell’ennesimo tradimento di esse (chi interpreta tutto con la categoria del tradimento non ha capito un tubo dei processi storici)

Del resto la crisi del compromesso sociale (sempre Ruffolo che analizza) ha prodotto una forte tendenza al sottoconsumo a cui si è cercato di compensare tramite una crescita esponenziale dell’indebitamento privato (e delle bolle speculative) che sono alla base della crisi strutturale gravissima che stiamo vivendo. E che il capitalismo sta cercando di scaricare (vedi Monti) sui più poveri. Ma con rischi gravissimi per la stessa governabilità delle nostre società. Ruffolo e Gallino mettono in evidenza come il capitalismo in assenza di antagonismo governato tende all’autodistruzione (senza non aver prima distrutto la società) . Polanyi negli anni 30 metteva in evidenza come la crisi del capitalismo liberale poteva avere due sbocchi; uno regressivo e totalitario con il nazismo, l’altro progressivo e democratico con il socialismo democratico.

I voti a Le Pen sono un chiaro campanello di allarme. Se i socialisti non fossero in grado di uscire da sinistra dalla crisi c’è un chiaro rischio di involuzione verso una regressione nazional.coprorativa e xenofoba. Anche per questo è importante la vittoria di Hollande. Anche perché i socialisti francesi sono stati quelli più pervicaci nel difendere i valori del socialismo democratico dalle derive liberali.

Noi abbiamo criticato dall’interno la socialdemocrazia, in nome del recupero del progetto socialista. Altri un po’ irresponsabilmente se ne sono rallegrati. Sono quelli che io chiamo funeeral-comunisti che non hanno digerito l’89 o tendono a mettere sullo stesso piano la crisi della socialdemocrazia ed il tragico fallimento del comunismo. E del resto di costoro poco si capisce il proprio progetto politico. In Italia qualcuno lo vorrebbe far confluire nel bene-comunismo che è una altra invenzione del marketing politico italico.

Come ho già detto il tema del beni comuni e dei beni collettivi è specifico del socialismo democratico. Che i beni collettivi devono avere una gestione pubblica nella democrazia e nella trasparenza. L’epigrafe di Kautsky forse non dice che il socialismo è organizzazione sociale dell’economia con l’organizzazione democratica della società? E che significa? Che la gestione sociale deve essere veramente sociale e democratica (all’opposto del regime dei Gulag)…

Ecco perché è importante sostenere il socialismo europeo e spostarlo a sinistra dall’interno. All’esterno vi sono anche forze socialiste di sinistra che occorre recuperare. Quello che non è possibile fare è  costruire un soggetto politico con funeral.comunisti e stalinoidi (vedi comunisti greci).

Vi sono forze a sinistra del PSE che sono utili (vedi Malenchon) perché sono di stimolo, altre che sono nocive perché settarie e stupidamente antagoniste. In Italia alla sinistra di SeL , a parte il gruppo di Salvi e Patta, non vedo forze produttive.

Putroppo (è la maledizione dell’Italia) non avremo mai partiti come il PSF e la stessa SPD. Ma qualcosa che si avvicini è possibile costruirlo. IL PD è un pachiderma che difficilmente farà una scelta netta a favore del PSE.

Ma SEL la può fare. Può veramente diventare la forza propulsiva di un processo aggregativo intorno al Manifesto per una Alternativa Socialista in Europa (promosso proprio dai socialisti francesi). Che farebbe scoppiare grosse contraddizioni nel PD. Per costruire qualcosa alla Hollande (e magari con una spruzzatina di Malenchon e Lafontaine – ma senza quelli della ex Germania Est!!!)

PEPPE GIUDICE

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