Tuesday, 10 July 2012 11:30

La saggezza a portata di mano Featured

Written by  Carlo Felici
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Manuale di Epitteto

Traduzione ed attualizzazione di Carlo Felici

1. Quel che ci accade si divide in due categorie: ciò che possiamo controllare, e ciò su cui non abbiamo alcun potere. Il nostro potere si esercita sul giudizio, sull’istinto, sul desiderio, e sulla repulsione, tutto ciò dipende solo da noi; non dipendono completamente da noi: la salute, la ricchezza, la reputazione, il mestiere, in una parola, ogni circostanza che non sia solo nostra.

[2] E quel che dipende solo da noi, per natura, si esprime liberamente: non è impedito da stereotipi né trova alcun ostacolo, mentre quanto esorbita da noi, è debole, schiavo, coercibile, e non ci appartiene. [3] Ricorda, allora, che se considererai libere le cose che per natura sono condizionate, e tuo personale ciò che invece ti è estraneo, non potrai realizzare te stesso, soffrirai, sarai turbato, te la prenderai con Dio e con gli uomini; se invece riterrai tuo solo quel che è tuo, ed alieno, propriamente, ciò che non ti riguarda, nessuno ti potrà mai costringere, nessuno ti ostacolerà, non ti lamenterai di nessuno, non te la prenderai con nessuno, non dovrai fare ciò che non ti piace, nessuno ti danneggerà, non avrai avversari, perché non potrai soffrire alcuna pena. [4] Ora, se veramente vuoi essere felice, ricorda che non basta applicarsi solo un poco, ma devi fare delle rinunce definitive, e decidere di rinviare altre scelte . Mentre se sei impaziente, e in più desideri far carriera ed arricchirti, probabilmente, correndo dietro una cosa, rischierai di perdere l’altra: comunque, perderai l’unica via che consenta di essere liberi e felici. [5] Così allenati già da adesso ad accorgerti di ogni sensazione spiacevole considerandola solo come una apparenza e mai come una realtà in se stessa. Poi analizzala e sottoponila ad una valutazione critica, verificando – in primo ed opportuno luogo - se essa riguardi circostanze che dipendono da noi oppure no; e in tal ultimo caso sii pronto a concludere: “Non mi riguarda”

2. Ricorda che il desiderio richiede appagamento, la repulsione di allontanarsi dal suo oggetto, e che chi non ottiene ciò che desidera non ha la sorte dalla sua, mentre chi va incontro a ciò che avversa, subisce una cattiva sorte. Ora, se ti asterrai solo da ciò che è contrario alla natura delle cose che dipendono da te, non potrai essere contrariato da nulla; ma se cercherai di sfuggire la malattia, la morte o la penuria dei beni materiali, il destino non ti sarà favorevole. [2] Pertanto, evita di sfuggire tutto ciò che non dipende da te ed astieniti invece da quelle circostanze che, tra quante dipendono da te, sono contrarie alla natura. Per ora fai svanire completamente ogni bramosia: perché se cerchi ostinatamente qualcosa che non dipende da te, inevitabilmente fallirai, e d'altra parte, ancora non puoi procurarti ciò che dipende da te, e ciò a cui ti converrebbe aspirare. Usa soltanto l'assenso e il dissenso: ma con moderazione, cautela, e senza esagerare.

3. In merito a tutto ciò che ti piace, ti conviene o a cui sei affezionato, ricorda di dargli un valore autentico, a cominciare da quel che appare banale. Se ti piace una pentola, dirai: «bella questa pentola»; ma quando si romperà non ne sarai avvilito. Se baci tuo figlio o tua moglie, considera che stai baciando un mortale: così la sua morte non ti prostrerà.

4. Ogni volta che decidi di agire, ricordati della situazione in cui agisci. Se esci per recarti alle terme (oggi diremo al mare o in montagna), predisponiti a ciò che incontrerai: la gente che ti bagna, ti spintona, ti offende, ti deruba. E così, se inizierai col dire: «voglio fare un bagno e scegliere quel che per me è più naturale», ti disporrai ad agire con più decisione. E fai così con ogni altra scelta. Perché in tal modo, se qualcosa dovesse impedirti il bagno, potrai osservare prontamente: «non volevo soltanto bagnarmi, ma anche farlo in modo semplice e naturale: e non ci riuscirò, se mi infastidisco per quel che accade».

5. Non sono le circostanze in se stesse che affliggono gli esseri umani, ma le opinioni che gli uomini si fanno, in merito ad esse. Per esempio, la morte non è nulla di angosciante (perché altrimenti tale sarebbe sembrata anche ad uno come Socrate): ma il considerarla angosciante, ecco, ciò è terribile. Di conseguenza, quando incontriamo un ostacolo, proviamo ansia e turbamento, non dobbiamo mai prendercela con nessun altro tranne che con noi stessi, ossia con le nostre opinioni. Uno che intraprende il cammino filosofico non imputa mai i propri mali ad altri; chi fa filosofia se la prende solo con sé stesso; chi ha raggiunto piena consapevolezza filosofica, non incolpa né gli altri né se stesso.

6. Non vantarti per meriti non tuoi. Se fosse un cavallo a vantarsi: «sono bello», si potrebbe anche accettarlo; ma quando tu orgogliosamente dici: «ho un bel cavallo», sappi che ti stai vantando di una qualità del cavallo. Cos'è davvero tuo, allora? Ciò che puoi essere in ogni circostanza . Perciò, quando agisci accorgendoti di ciò che naturalmente provi, allora potrai essere fiero: perché allora lo sarai per un bene che è tuo.

7. Come in un viaggio per mare, se la nave ha ormeggiato e sei sbarcato per procurarti un po’ d’acqua, strada facendo potrà anche capitarti di raccogliere una conchiglietta, una piccola radice, ma non devi perdere d’occhio la nave, devi voltarti continuamente indietro, eventualmente il timoniere ti chiamasse, e se ti chiama devi lasciar andare tutto, se non vuoi esser caricato a bordo legato come una pecora: allo stesso modo anche nella vita, se ti sono dati non una conchiglia o una radice, ma moglie e figlio, nulla ti impedirà di avere la tua famigliola: ma se il timoniere ti chiama, lascia andare tutto e corri alla nave senza neanche girarti. E se sei vecchio resta vicino alla nave, in modo da non perderti, quando sarai chiamato.

8. Non devi affannarti affinché gli avvenimenti si accordino con i tuoi desideri, ma apprezzarli così come accadono, e la tua vita scorrerà felice.

9. La malattia ostacola il corpo non l’attitudine della mente, a meno che essa stessa non sia a volerlo. Essere zoppo impedisce la gamba, non la consapevolezza. Ripetilo a te stesso, in ogni occasione: verificherai che ciò impedisce sempre qualcos'altro, non te.

10. A ogni singola cosa che incontri, ricorda di rivolgerti a te stesso per cercare di quale capacità tu disponga in relazione a essa. Se vedi un bel ragazzo o una bella fanciulla, troverai che in tal caso la facoltà da applicare è accorgersi delle proprie reazioni; posto di fronte a una fatica, troverai saper resistere; a un'ingiuria, saper sopportare. Se ti allenerai in tal modo, le sensazioni non ti soffocheranno.

11. Non dir mai di niente: «l'ho perso», ma: «l'ho reso». È morto tuo figlio? “E’ tornato via”. È morta tua moglie? “È tornata via”. «Mi è stato tolto il podere»: bene, anche questo è stato reso. «Ma me l'ha portato via un delinquente». E che te ne importa di chi è stato il tramite della sua restituzione? Finché ti si concede di tenerlo, abbine cura come di un bene che non è tuo, come i turisti in un albergo.

12. Se vuoi migliorare, lascia da parte le considerazioni di questo tipo: «se trascurerò le mie proprietà non sopravviverò», «se non punisco il mio schiavo, diventerà un mascalzone». Meglio morire di fame, ma libero da afflizioni e paure, piuttosto che vivere nell'abbondanza, ma nell'angoscia. Meglio che lo schiavo sia disonesto, piuttosto che tu disperato. [2] Perciò comincia dalle piccole cose. Sprecano qualche goccia del tuo povero olio, ti rubano un po' del tuo vinello? Ripeti a te stesso: «Ecco, mi sono pagato un po’ di serenità, ho comprato la mia tranquillità». Gratis non ottieni mai nulla. E quando chiami lo schiavo pensa che può darti retta, e può anche non ascoltarti, ma non può mai fare ciò che tu solo vuoi, e non ha certo il potere di controllare la tua serenità.

13. Se vuoi perfezionarti, sopporta pure che ciò che accade intorno a te porti a che ti si consideri stolto e insensato, non provare affatto a sembrare saggio: anzi, se ci sarà chi ti reputa qualcuno, dubita di te stesso. Perché devi sapere che non è facile conservare la tua naturale consapevolezza e allo stesso tempo le circostanze esterne: chi si occupa dell'una necessariamente deve tralasciare le altre, e viceversa.

14. Se vuoi che i tuoi figli, tua moglie, i tuoi amici vivano in eterno, sei stupido: vuoi che sia in tuo potere ciò che non lo è, e che quanto non ti appartiene sia tuo. Così anche, se vuoi che il tuo schiavo non sbagli mai, sei cretino: pretendi che l’errore non sia tale, ma qualcos'altro. Mentre se non vuoi sbagliare quando vuoi qualcosa, questo puoi riuscire ad ottenerlo. Perciò esercitati in quello che puoi. [2] Chi ha il potere di dare o di sottrarre ad un uomo ciò che questi vuole o non vuole, costui è il suo padrone. Quindi chi vuole essere veramente libero non desideri e non cerchi di evitare nulla di ciò che dipende da altri: se no, inevitabilmente, sarà schiavo.

15. Ricorda che nella vita devi comportarti come in un ristorante. Una portata girando tra i commensali è arrivata davanti a te: allunga la mano e prendi la tua parte, con educazione; il vassoio passa oltre: non arrestarlo; non è ancora arrivato da te: non allungarti inseguendo l'appetito, aspetta che ti giunga di fronte. Così fai con i figli, così con la moglie, con il lavoro, con i beni materiali: e un giorno sarai degno di stare a banchettare con gli dei. Se poi, invece di prendere la porzione che ti porgeranno, la ignorerai, allora sarai degno non solo di partecipare alla mensa degli dei, ma anche di governare con loro. È per questo comportamento che Diogene ed Eraclito, e gli uomini come loro, furono giustamente considerati divini, perché lo furono.

16. Quando vedi qualcuno in lacrime per un lutto, per la scomparsa di un figlio o per la perdita dei beni, bada di non farti trascinare dalla sensazione, pensando che egli soffra a causa di circostanze esterne, ma considera prontamente: «lo turba non ciò che è accaduto in se stesso (infatti altri non ne sono afflitti), bensì il suo sentimento sull'accaduto». Non dubitare, senza andare al di là delle parole, a partecipare al suo dolore; eventualmente condividi i suoi gemiti: ma sta attento a non gemere con tutto te stesso.

17. Ricorda che sei soltanto attore di una rappresentazione, ed è il regista a decidere in merito ad essa: se la vuole breve, se ne recita una breve; se decide che sia lungo, una lunga; se ti riserva la parte di un mendicante, cerca di interpretarla con bravura, e così quella di uno zoppo, di un magistrato, di un qualsiasi cittadino. Perché il tuo compito è questo: interpretare bene il ruolo assegnato; sceglierlo tocca ad altri.

18. Quando un corvo gracchia di malaugurio, non lasciarti trascinare dalla sensazione, ma sappi discernere, pensando: «nessuno di questi auspici è diretto a me, ma a questo mio misero corpo, alla mia piccola proprietà, alla mia povera reputazione, oppure ai miei figli, a mia moglie. Per me ogni augurio è favorevole, se io lo voglio: perché, qualunque sia il suo esito, non dipende altri che da me trarne beneficio».

19. Puoi essere invincibile, se potrai competere solo con la tua capacità di riuscire vincente. [2] Quando vedi qualcuno che gode di maggiori onori, oppure è molto potente o reputato per qualche altra ragione, stai attento a non farti mai trascinare dalla sensazione apparente di considerarlo un uomo felice. Perché se l'essenza del bene è nelle cose che dipendono da noi, non c'è motivo d'invidia o di gelosia: e del resto tu non vorrai essere generale, funzionario o presidente, ma un uomo libero. E c'è una sola via che porta a questa meta: trascurare ciò che non dipende da noi.

20. A offendere, ricordalo, non è chi insulta o percuote, ma l’opinione che queste azioni siano offensive. Perciò, quando uno ti irrita, sappi che è la tua impressione che ti ha irritato. Come prima cosa, quindi, cerca di non lasciarti trascinare subito dalla sensazione: una volta che avrai utilizzato un po' di tempo per riflettere, potrai gestirti più facilmente.

21. La morte, l'esilio e tutto ciò che sembra terribile: guardalo ogni giorno, e più di ogni altra cosa la morte: così non avrai mai alcun pensiero futile né cercherai mai nulla di troppo.

22. Se aspiri alla filosofia, preparati fin d'ora a essere preso in giro dalla gente: «Eccolo ancora il nostro filosofo», diranno, e pure: «da dove gli viene tutta questa boria?». Ma sul tuo viso non vi sia orgoglio; attieniti invece a ciò che ti sembra meglio, come un uomo a cui Dio ha dato un compito. E ricorda che se sarai coerente con te stesso, quelli che prima ti beffavano poi ti ammireranno, mentre se ti rivelerai inferiore a essi, sarai doppiamente burlato .

23. Se cercando di compiacere qualcuno ti capitasse mai , di distrarti da te stesso, avresti perduto, stanne certo, il tuo discernimento. Dunque, accontentati sempre di essere filosofo, e se vuoi anche mostrarti filosofo, fallo solo con te stesso e lo potrai.

24. Non stare a turbarti considerando: «vivrò senza stima e non sarò nessuno in nessun luogo». Perché, se la privazione della stima è un male, non puoi subire un male a causa di altri, e nemmeno una vergogna. Ora, un incarico di prestigio o essere invitato a una sontuosa cena, sono forse cose che dipendono da te? No, per niente. Dunque, non ottenerli come può costituire una privazione di stima? E come potrai non essere nessuno in nessun luogo, visto che devi esser qualcuno soltanto in ciò che dipende da te, e in questo hai la possibilità di accrescere i tuoi meriti? [2] Ma, tu obietti, i tuoi amici resteranno senza aiuto. In che senso dici "senza aiuto"? Non riceveranno un centesimo da te, e neppure potrai concedergli la cittadinanza romana: ma chi ti ha detto che queste cose rientrano tra quelle che ci appartengono, che non ci sono estranee? E chi può dare a qualcuno ciò che non ha neppure per se stesso? [3] «Allora tu arricchisciti», dirà qualcuno, «in modo che noi possiamo trarne profitto». Se sono in grado di arricchirmi mantenendo pudore, lealtà e nobiltà d'animo, mostrami la via e guadagnerò. Ma se pensate che io debba perdere i miei beni perché voi riceviate quelli che beni non sono, giudicate voi stessi quanto siete ingiusti e stolti. Cosa preferite, insomma? Far soldi o un amico leale e rispettoso? Allora aiutatemi a esserlo, invece di chiedermi di compiere azioni che mi faranno perdere tali pregi. [4] «Ma lo Stato», dirà qualcuno, «per quanto mi riguarda resterà senza aiuto». E ancora: ma di quale aiuto stai parlando? Da te non potrà avere portici o terme: e con ciò? Nemmeno riceve calzature dal fabbro, né il calzolaio gli fornisce armi: basta che ciascuno faccia il suo lavoro. E se tu gli procurassi un altro cittadino leale e rispettoso, non gli faresti un favore? «Sì». Allora neanche tu puoi risultarle inutile. [5] «Ma», chiede, «quale ruolo eserciterò nello Stato?». Quello che puoi esercitare continuando a conservare rispetto e onestà. Perché, se volendo giovare allo Stato li perderai, che beneficio potrai fornirgli divenuto corrotto e disonesto?

25. Qualcuno è stato considerato più prestigioso di te durante una cena, in un'espressione di saluto oppure nella richiesta di un parere? Se questi sono beni, devi essere contento che li abbia ottenuti; se invece si tratta di mali, non darti pena per non averli conseguiti. E ricorda che, se non ti adoperi come gli altri per raggiungere obiettivi che non dipendono solo da te, non puoi certo pretendere eguali risultati. [2] Chi non bussa alla porta di questo o di quello come può ottenere lo stesso di chi riesce a farsi aprire? Se non ti fai amico di qualcuno, se non lo lodi, come puoi avere lo stesso di chi sta nelle sue grazie e lo riverisce? Sarai ingiusto e incontentabile se invece di pagare il prezzo necessario per una merce, pretenderai di averla senza pagare. [3] Quanto costa un mazzo di insalata? Mettiamo un obolo. Ora, se uno paga un obolo e compra la lattuga, mentre tu l'obolo non lo sborsi e la lattuga non la compri, non puoi pensare di aver meno di lui: lui ottiene la lattuga, ma tu conservi l'obolo che non hai speso. [4] Così è per noi. Qualcuno non ti ha invitato a cena? Evidentemente non avevi pagato al padrone di casa il prezzo necessario. Quello vende la cena in cambio di elogi, di servigi: se ti conviene, pagagli il prezzo che chiede. Ma se pretendi di non pagare e di avere la merce gratis, sei incontentabile e stupido. [5] Invece della cena, allora, non ti rimane nulla? Ma sì: ti resta il fatto di non aver leccato chi non volevi leccare, di non esserti umiliato facendo la fila alla sua porta.

26. Si agisce con naturalezza quando non si è mossi da interessi personali. Per esempio, quando lo schiavo di un altro rompe un prezioso bicchiere, si sente dire: «sono cose che succedono». Ma, quando si rompe il tuo, devi agire esattamente come quando va in frantumi quello dell'altro. E la stessa condotta applicala anche alle circostanze più gravi. È morto il figlio o la moglie di un altro? Tutti, senza eccezione, sanno dire: «sono cose che accadono agli esseri umani»; ma quando muore nostro figlio, subito ci disperiamo: «povero me, che disgrazia!». Dovremmo ricordarci, invece come ci comportiamo quando sentiamo che ciò è toccato agli altri.

27. Come non si pone un obiettivo se non per raggiungerlo, così pure nell'universo non può essere posta né raggiunta la natura del male.

28. Se qualcuno ti affidasse al primo che capita, ti arrabbieresti; e allora tu, che affidi la mente a al primo che incontri, e, se quello ti insulta, la lasci sprofondare nell’angoscia e nella confusione, e non ti vergogni?

29. Per ciascuna azione rifletti sulle le cause e le conseguenze, e solo dopo deciditi ad agire. Altrimenti, comincerai baldanzoso, senza aver minimamente presagito il seguito, ma poi, incontrando qualche difficoltà, ti tirerai vergognosamente indietro. [2] Vuoi vincere le Olimpiadi? Anch'io, magari! Sarebbe una favola! Ma prima esamina le cause e le conseguenze, e poi agisci. Devi allenarti, sottoporti a una dieta, evitare i dolci, importi delle fatiche fisiche, alle ore prestabilite, al caldo, al freddo; non devi bere acqua fredda, non devi bere vino quanto ti pare, in una parola ti devi affidare all'allenatore come a un medico; e poi, in gara, dovrai affondare nella sabbia, qualche volta ti slogherai un polso, ti storcerai una caviglia, ingoierai tanta polvere, qualche volta sarai frustato e poi, malgrado ciò, sarai pure sconfitto. [3] Pensaci, e poi dedicati all'atletica, se ne hai ancora l'intenzione. Altrimenti farai come i bambini, che ora giocano alla lotta, ora ai gladiatori, ora suonano la tromba, poi fanno gli attori tragici; così anche tu adesso fai l'atleta, poi il gladiatore, poi il retore, poi il filosofo, ma con tutta l'anima resti una nullità: come una scimmia imiti tutto ciò che vedi e sei attratto da cose sempre diverse. Perché fai le cose senza rifletterci e senza considerarle bene da ogni punto di vista, ma a casaccio, assecondando un vago impulso. [4] Così ci sono persone che dopo aver visto un filosofo e aver ascoltato qualcuno che parla come Socrate (magari sapessimo parlare come lui), vogliono dedicarsi anch'esse alla filosofia. [5] Ehi! Guarda prima che vuol dire e poi anche quel che vali, per capire se ce la puoi fare . Vuoi darti al pentathlon o alla lotta? Guardati le braccia, le cosce, esaminati i fianchi: per natura qualcuno è portato per una cosa, qualcuno per un'altra. [6] Se ti dedichi alla filosofia credi forse di poter continuare a mangiare e a bere allo stesso modo, di ingozzarti e di schifare come fai adesso? Devi vegliare, faticare, allontanarti dai tuoi cari, farti insultare da uno qualsiasi, farti prendere in giro da chi ti incontra, non essere considerato in alcuna cosa: nel prestigio, nel successo, in tribunale, in ogni minima faccenda. [7] Pensaci, se ce la fai a pagare questo prezzo per avere in cambio la libertà dalle preoccupazioni, la libertà, la serenità d’animo; altrimenti lascia perdere la filosofia, non fare come i bambini: ora filosofo, poi banchiere, poi politico, poi Ministro. Sono cose che non si accordano. Devi essere un solo uomo: buono o cattivo; devi concentrarti sulle tue capacità di discernimento o sulle circostanze casuali; devi impegnarti in ciò che hai dentro o in ciò che sta fuori: in una parola, devi scegliere il ruolo del filosofo o quello dell'uomo comune.

30. Le necessità si misurano generalmente in base alle relazioni tra gli individui. Prendiamo tuo padre. Sei chiamato a prenderti cura di lui, a dargli sempre retta, ad accettarlo quando brontola, anche le sue botte. «Ma è un cattivo padre». Già, la natura ti dà forse un padre buono? No: semplicemente tuo padre. «Mio fratello è ingiusto con me». Ebbene, tu conserva la relazione che hai nei suoi confronti e non badare a cosa fa lui, ma a cosa dovrai fare tu perché il tuo discernimento si applichi con naturalezza. Perché nessuno potrà farti alcun male, se tu non lo vuoi: mentre avrai subito un danno nel preciso momento in cui valuterai di subirlo. Così, se ti abituerai ad accorgerti delle relazioni fra gli individui, scoprirai quali siano i doveri del vicino di casa, del cittadino, del comandante.

31. Sappi che il punto fondamentale su cui si fonda la devozione verso Dio è avere opinioni corrette su di Lui - ossia che esista, e nel Suo governo buono e giusto dell'universo -, ed esserti disposto a obbedirgli e a sottometterti a tutti gli eventi assecondandolo spontaneamente, persuaso che è la manifestazione della più alta intelligenza. Così infatti non ti lamenterai mai di Dio, né lo accuserai di trascurarti. [2] Ma a tale risultato puoi giungere soltanto a condizione di rimuovere il concetto di bene e di male dalle cose che non rientrano in tuo potere e trasferirlo alle cose che dipendono da te, e unicamente a quelle. Perché se ritieni che qualcuna tra le prime sia bene o male, è inevitabile, non riuscendo ad ottenere ciò che vuoi e capitandoti quello che non vuoi, che tu debba lamentarti degli artefici e odiarli. [3] Ogni essere vivente, infatti, per natura tende a scansare ed evitare ciò gli pare dannoso e le sue cause, e a inseguire, invece, e ammirare quel che ritiene utile e le sue cause. Quindi escludiamo che chi si crede danneggiato preferisca quello che gli sembra lo danneggi, come pure è impossibile che apprezzi lo stesso danno. [4] Di conseguenza, anche il padre è insultato dal figlio quando non si relaziona con lui condividendone i suoi beni; e proprio ciò rese nemici tra loro Eteocle e Polinice, il fatto che essi considerassero un bene il trono del tiranno. Perciò il contadino bestemmia, e così il marinaio, il mercante, perciò bestemmiano coloro che perdono la moglie o i figli. Dove c'è la convenienza, lì c'è anche la devozione. Cosicché chi si preoccupa di avere allo stesso tempo desideri ed avversioni necessarie, provvede anche a essere devoto. [5] Ma le cerimonie religiose secondo il costume dei padri, si devono compiere ogni volta con purezza, non superficialmente, né distrattamente, né con avarizia e nemmeno oltre misura.

32. Quando cerchi una profezia, ricorda che non conosci quel che avverrà - tant'è vero che sei venuto dal mago per cercarlo da lui -, ma quale sia la reale natura di un fenomeno, questo lo sapevi già al momento di varcare la soglia, se davvero sei un filosofo. Se appartiene alla categoria di quelli che non dipendono da te, puoi star certo che non si tratta né di bene né di male. [2] Perciò non presentare al mago un desiderio o un'avversione, e non avvicinarti a lui con timore, ma sii certo che ogni futura evenienza sarà indifferente e non sarà nulla per te, e qualunque cosa accada, potrai farne buon uso: nessuno te lo impedirà. Quindi rivolgiti con fiducia Dio, come al tuo consigliere: e poi, ricevuto il parere, non dimenticare a quali consiglieri sei ricorso, e a chi disobbedirai se non presterai ascolto. [3] E accostati alla divinazione come Socrate riteneva opportuno, nei casi in cui l'esame della questione si riferisca interamente all'esito e i mezzi per risolvere il problema, non sono offerti né dalla ragione né da altra arte. Pertanto, quando si deve condividere il pericolo di un amico o della patria, non chiedere all'indovino se è necessario affrontare questo rischio. Perché anche se ti predice che gli auspici sono sfavorevoli - con evidente preannunzio di morte, di una mutilazione o dell'esilio -, pur tuttavia ragionevolmente resterai ugualmente accanto all’amico e ti sacrificherai lo stesso per il bene comune. Perciò dai retta a un più alto indovino, ad Apollo Pizio, che scacciò dal tempio colui che non aveva soccorso l'amico mentre lo stavano uccidendo

33. A questo punto, poniti come modello un determinato carattere, da assumere fedelmente sia con te stesso sia nei rapporti con gli altri. [2] Apprezza il silenzio, dì solo ciò che è necessario, e concisamente. Parla solo di rado, quando le circostanze lo richiedono, ma mai in merito a banalità: del calcio, della formula 1, sport, cibi, bevande, le solite cose di cui si parla ogni volta; e, soprattutto, non parlare della gente, per criticare, elogiare, confrontare. [3] Se sei capace, usa le tue parole per persuadere anche quelle degli interlocutori verso ciò che è opportuno. E se ti trovi in mezzo a persone di tutt'altro genere, taci. [4] Non ridere molto, di molti argomenti e sguaiatamente. [5] Rifiuta il giuramento: se possibile, in ogni caso, altrimenti per quel che ti sarà possibile. [6] Evita di cenare con persone poco sensibili ed estranee alla riflessione; e se qualche volta l'occasione ti porterà a farlo, concentrati con impegno per non scivolare nel comportamento sciatto. Sappi, infatti, che se il compagno è sporco, anche chi gli sta vicino, inevitabilmente, si sporca, per pulito che possa essere. [7] Per quel che serve al tuo corpo, attieniti al necessario: parlo del cibo, per esempio, delle bevande, del vestiario, della casa, della servitù; elimina tutto quel che è destinato all'ostentazione o al lusso. [8] Quanto al sesso, prima del matrimonio si deve cercare, nei limiti del possibile, di essere casti; in ogni caso, praticandolo, bisogna comportarsi con correttezza. Tuttavia non fare il moralista con chi lo pratica, non censurarlo; e non dire in ogni momento, che tu comunque, ne puoi fare a meno. [9] Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di rispondergli a tono, replica: «sicuramente non conosceva tutti gli altri miei difetti, perché altrimenti, non avrebbe parlato solo di questi». [10] Non è indispensabile frequentare abitualmente gli spettacoli. Ma se una volta ti capita l'occasione, dimostra che non badi a nient'altro se non a te stesso; che vuol dire: apprezza che avvenga ciò che sta avvenendo e che vinca chi sta vincendo; in questo modo non avrai problemi. Astieniti assolutamente dal gridare, dall'irridere questo o quello, dall'agitarti troppo per la foga. E, uscito dallo spettacolo, non indugiare a parlare di quanto hai visto, se non per quello che può contribuire al tuo perfezionamento morale, perché un simile comportamento ti fa sembrare entusiasta a ciò cui hai assistito. [11] Non assistere senza motivo, con tanta facilità, alle pubbliche declamazioni; e, quando vi sei presente, mantieni la tua dignità, la tua fermezza, ma nel contempo senza risultare sgradevole. [12] Quando devi incontrare qualcuno, soprattutto i personaggi più illustri, immagina che cosa avrebbero fatto Socrate o Zenone in un'occasione come questa, e non avrai difficoltà a comportarti opportunamente nella circostanza che ti si è presentata. [13] Quando frequenti un potente, preparati immaginando che non lo troverai in casa, che ti pianterà per strada, che ti farà sbattere la porta in faccia, che di te non gliene importa un fico secco. Se poi, con tutto ciò, devi proprio andarci, vai, abbi pazienza, e non dire mai a te stesso: «non ne valeva la pena»; perché così reagisce l’uomo comune condizionato dalle circostanze. [14] Nella conversazione evita di esagerare ricordando continuamente quello che hai fatto, i pericoli che hai corso: perché se a te fa piacere parlare di quello che hai rischiato, non altrettanto piace agli altri ascoltare le tue peripezie. [15] E piantala di voler far ridere a tutti i costi: un comportamento che ti fa scivolare nei modi dell'uomo grossolano, e insieme può farti perdere il rispetto che gli altri nutrono per te. [16] È rischioso anche dire volgarità. Quando succede, se l'occasione è adatta, rimprovera pure chi si è lasciato andare al turpiloquio; altrimenti manifesta la tua disapprovazione tacendo, arrossendo e assumendo un'espressione di disagio.

34. Quando provi una sensazione di piacere, stai attento, come del resto devi fare con ogni sensazione, a non lasciarti trascinare da essa: fatti attendere dalla cosa, e concediti un rinvio. Poi, immagina entrambi i momenti: quello in cui godrai del piacere e quello in cui, più tardi, te ne pentirai e ti rimprovererai; e a questi contrapponi la gioia che proverai, se ti astieni da quel piacere, e la stima che potrai avere di te stesso. E se poi ti pare che sia proprio opportuno per tale circostanza, stai attento a non lasciarti sopraffare dalla sua apparenza gradevole, dolce, seducente, ma considera, in contrapposizione, quanto sia preferibile la consapevolezza di aver dominato tali seduzioni.

35. Quando, dopo aver deciso che una cosa deve esser fatta, la fai, non nasconderti mai mentre la metti in opera, anche se la gente dovesse non apprezzarla. Se non agisci in modo giusto, evita di agire; ma se agisci giustamente, perché ti preoccupi di chi ti rimprovera ingiustamente?

36. Come le frasi «è giorno» e «è notte» hanno pieno valore se prese separatamente e alternativamente, mentre unite tra loro contemporaneamente, perdono significato, così, a tavola, scegliere la porzione maggiore avrà significato per il tuo corpo, ma non ha alcun valore per il rispetto dello spirito comunitario del pranzo. Quindi, quando pranzi con qualcuno ricorda di non considerare solo quanto ti piace ciò che mangi, ma anche di osservare rispetto per l'ospite.

37. Se hai fatto il passo più lungo della gamba, oltre a beccarti con ciò, una brutta figura, rischi pure di avere gambe per zoppicare.

38. Come, camminando, stai attento a non calpestare un chiodo o a non storcerti la caviglia, così fai attenzione a non fare inciampare la tua mente. Se la valorizzerai applicandola in ogni circostanza, potrai agire con più sicurezza.

39. Una mente si adatta ad un corpo come un piede in una scarpa. Quindi, se seguirai questo criterio, starai comodo, mentre se andrai oltre fatalmente cadrai come in un precipizio. Così pure nel caso della calzatura: se trascuri le necessità del piede, hai voglia a calzature dorate, di porpora, o ricamate! Non c'è limite alcuno, una volta trascurata la misura.

40. Appena compiuti i quattordici anni le donne sono chiamate «signorine» dagli uomini. Così, vedendo che a loro non tocca altro tranne che far sesso con gli uomini, cominciano a imbellettarsi e a darsi tanto da fare. È bene, quindi, adoperarsi perché capiscano che non sono onorate per nessun'altra ragione se non per una condotta onesta ed integra.

41. È segno di scarsa naturalezza occuparsi per troppo tempo del corpo: per esempio andando sempre in palestra, stando a lungo a mangiare, a bere, a cagare, a scopare. Attività che devono restare circoscritte: E’ solo la mente ad impiegare tutto il nostro tempo.

42. Quando uno ti fa del male o parla male di te, ricorda che agisce e parla così ritenendolo per sé utile. Quindi è impossibile che egli possa influire su di te: egli influisce su se stesso; di conseguenza, se prende un abbaglio, il danno è suo, perché è stato lui a ingannarsi. Infatti, se uno ritiene falso un sillogismo vero, non ne è danneggiato il sillogismo, ma chi non lo ha compreso. Partendo da questa constatazione, dunque, sarai indulgente con chi ti insulta. Ogni volta dirai: «Si vede che gli va bene così».

43. Ogni cosa ha due manici: ma la puoi prendere solo da uno. Se tuo fratello è ingiusto con te, non prenderla dal lato: «è ingiusto», perché questo non è il manico con cui puoi tenerla, ma piuttosto dall’altro: «è mio fratello», «è cresciuto con me»: così prenderai la cosa per il manico con cui la puoi portare.

44. Le affermazioni «sono più ricco di te, quindi ti sono superiore», «sono più colto di te, quindi ti sono superiore», sono inconsistenti. E’ più logico affermare: «sono più ricco di te, perché il mio patrimonio è superiore al tuo», «sono più colto di te, perché il mio eloquio è superiore al tuo». Tu, in realtà, non sei né patrimonio né eloquio.

45. Il tale si lava in fretta: non dire «male», ma «in fretta». Un altro beve molto vino: non dire «male», ma «molto». Prima di conoscere il discernimento che lo porta ad agire, come sai se è «male»? Così non ti capiterà di discernere una sensazione acquisendone un’altra

46. Non definirti in nessuna occasione filosofo e in generale, non parlare tra gente comune di principi filosofici, ma fai quello che deriva da questi principi: per esempio, a banchetto non dire come si deve mangiare, ma mangia come si deve. Ricorda, infatti, che Socrate aveva a tal punto eliminato l'ostentazione da ogni suo atteggiamento, che c'era chi addirittura lo cercava per chiedergli di presentarlo ad altri filosofi, e Socrate lo accompagnava da loro. Tanto considerava di non essere così importante! [2] E se, quando ti trovi tra gente comune, il discorso cade su un principio filosofico, cerca per lo più di tacere, altrimenti rischieresti all’improvviso di rigettare quello che non hai ancora digerito. E quando qualcuno ti dice che non sai nulla, se non ti senti offeso, allora sappi che sei sulla buona strada. Le pecore non portano il foraggio ai pastori per mostrare quanto hanno mangiato, ma lana e latte sono il prodotto esterno del cibo che hanno assimilato internamente: così tu alla gente comune, non sciorinare i principi filosofici, ma mostra i frutti del loro nutrimento.

47. Quando avrai abituato il tuo corpo alla disciplina di una vita semplice, non te ne vantare, e se bevi acqua non ricordarlo a ogni occasione. E se un giorno vuoi esercitarti allo sforzo, fallo per te e non per alcun altro, così non abbracciare le statue, e quando, poniamo, la sete ti tormenta, bevi un sorso di acqua fresca, poi sputala e non dirlo a nessuno.

48. L’uomo comune si trova in una tale condizione ed ha un tale carattere, che non lo porta mai ad attendere un beneficio o un danno da sé stesso, ma dalle circostanze. La condizione ed il carattere del filosofo sono tali da attendersi ogni beneficio o danno solo da se stesso . [2] Le prove che qualcuno progredisce nella filosofia sono che: non biasima nessuno, non loda nessuno, non si lamenta di nessuno, non accusa nessuno, non parla mai di sé come dovendo sembrare qualcuno o volendo dimostrare di sapere qualcosa; di fronte ad un ostacolo o ad un impedimento, se la prende con se stesso; se si sente lodare, dentro di sé deride chi lo elogia; e, se qualcuno lo biasima, non si difende. Come i malati, procede con accortezza, per non danneggiare le membra in via di guarigione, prima che si siano definitivamente rassodate. [3] Ha eliminato da sé ogni attaccamento; e ha trasferito l'avversione solo alle cose che, tra quanto è in nostro potere, sono contrarie alla natura. Verso ogni cosa usa moderazione. Non gli importa se lo considerano sciocco o ignorante. E, in una parola, è attento a sé stesso come con un nemico insidioso.

49. Quando uno si vanta di poter comprendere e interpretare i libri di Crisippo, di' a te stesso: «Se Crisippo non avesse scritto in modo oscuro, quello non avrebbe nulla di cui vantarsi». E io, cosa voglio veramente? Saper vivere secondo natura. Per questo cerco un interprete che me la spieghi: sentendo fare il nome di Crisippo, ricorro a lui. Ma non capisco i suoi scritti: allora cerco chi me li spieghi. Fin qui non c'è ancora nulla di cui vantarsi. Poi, però, trovato l'interprete, tocca a me applicare l'insegnamento che ne ho ricavato: ed è proprio solo di questo, che ci si può vantare. Se invece ammiro solo la capacità di interpretare, che altro ho concluso, se non di voler fare il grammatico invece del filosofo? Con la sola differenza che mi dedico ad interpretare Crisippo invece che Omero. Piuttosto, ogni volta che uno mi dice: «leggimi Crisippo», dovrei arrossire, quando non riesco a mostrare azioni coerenti con le parole.

50. Applica i tuoi propositi come se fossero leggi, persuaso che trasgredirli è sacrilegio. Invece, qualunque cosa si dica su di te, non curartene: ciò non ti riguarda più.

51. Quanto aspetterai ancora per ritenerti degno della perfezione e non trascurando mai il discernimento della ragione? Hai ricevuto i principi che dovevi assimilare, e li hai assimilati. Quale maestro attendi ancora, per affidargli l'attuazione della tua disciplina etica? Non sei più un ragazzino, ormai sei un uomo adulto. Se ora ti abbandoni alla trascuratezza, all'indolenza, e passi in continuazione da un proposito all’altro, e rimandi sempre ad altra data la cura di te stesso, non ti accorgerai di non migliorare in alcun modo, anzi non smetterai mai di essere un uomo qualsiasi, nemmeno quando morirai. [2] A questo punto, perciò, stimati degno di vivere come un uomo adulto sulla via del progresso morale: e sia per te una legge inviolabile tutto ciò che appare come migliore. E se ti si presenta una fatica, o un piacere, un onore o un disonore, ricorda che ti stai già mettendo alla prova, che le Olimpiadi sono queste, e non è più possibile rimandare, e che il progresso morale si perde o si salva in un solo giorno e in una sola azione. [3] Così Socrate si realizzò pienamente, senza curarsi di altro rispetto a ciò che gli accadeva, ma solo badando alla ragione. E tu, anche se non sei ancora Socrate, devi però vivere come chi volesse essere Socrate.

52. In filosofia principale settore e il più necessario è l'applicazione dei principi etici; per esempio: non mentire. Il secondo sono le dimostrazioni; per esempio: perché non si deve mentire? Il terzo serve a confermare e distinguere i primi due: perché questa è una dimostrazione?, che cos'è una dimostrazione?, cos'è una conseguenza logica, una contraddizione?, e la verità, e il falso? [2] Il terzo settore, quindi, è necessario per il secondo, e il secondo per il primo; ma il più necessario, quello su cui dobbiamo soffermarci, resta il primo. Invece noi operiamo al contrario: ci soffermiamo sul terzo e tutto il nostro impegno si perde intorno a quello; mentre trascuriamo completamente il primo. Per questo, da un lato diciamo continuamente bugie, dall'altro cerchiamo di dimostrare che non si deve mentire.

53. Quando lo si reputi necessario, si ricordi questa invocazione:

«Conducimi, Dio, e anche tu, Destino,

alla meta che mi è riservata:

poiché vi seguirò senza esitazione; o se anche, per debolezza,

esitassi, volentieri vi seguirò lo stesso».

[2] «Chi è in buona armonia con la necessità

lo reputiamo saggio, e conosce le cose divine».

[3] «Ebbene, Critone, se così piace a Dio, così sia». [4] «Anito e Meleto possono pure uccidermi, ma non possono farmi alcun male».

Grazie

Arrivederci

Carlo Felici

Che il destino, per la vostra consapevolezza e il vostro amore, vi sia sempre propizio.

Su Epitteto:

http://www.filosofico.net/epitteto.htm

Il testo originale

http://www.hs-augsburg.de/~harsch/graeca/Chronologia/S_post02/Epiktetos/epi_ench.html

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