Thursday, 19 July 2012 13:45

Noi occidentali, principali responsabili Featured

Written by  Leonardo Boff
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Il complesso di crisi che mette in ginocchio l’umanità ci obbliga a fermarci e a fare un bilancio. È il momento filosofante di ogni osservatore critico, se per caso voglia andare al di là dei discorsi convenzionali e autoreferenziali.

 

Perché siamo arrivati all’attuale situazione che obiettivamente minaccia il futuro della vita umana e della nostra opera civilizzatrice? Rispondiamo senza ulteriori giustificazioni: principale causa di questo percorso sono coloro che negli ultimi secoli hanno detenuto il potere, il sapere, e la ricchezza. Essi si erano proposti di dominare la natura, conquistare il mondo intero, soggiogare i popoli e mettere tutto a servizio dei loro interessi. A questo scopo è stata utilizzata un’arma poderosa: la tecnoscienza. Con l’aiuto della scienza hanno scoperto come funziona la natura e con la tecnica hanno compiuto interventi a pro dell’essere umano, senza badare alle conseguenze. Questi signori che hanno realizzato questa saga sono stati gli occidentali europei. Noi, latino americani siamo stati aggregati ad essi come un’appendice: l’estremo occidente. Questi occidentali, tuttavia, sono oggi estremamente perplessi. Si domandano sbalorditi: come possiamo stare nell’occhio della crisi, se possediamo il miglior sapere, la migliore democrazia, la migliore coscienza dei diritti, la migliore economia, la migliore tecnica, il miglior cinema, la maggior forza militare e la miglior religione, il cristianesimo? Ora, queste «conquiste» sono messe in pericolo, perché esse, nonostante il loro valore, innegabilmente non ci forniscono più nessun orizzonte di speranza. Spiacenti, ma il tempo occidentale è scaduto, passato ormai. Per questo ha perso qualsiasi legittimità e forza di convinzione.
Arnold Toynbee, analizzando le grandi civiltà, ha notato una costante storica: tutte le volte che l’arsenale per le sfide non è più sufficiente, le civiltà entrano in crisi, cominciano a corrompersi fino al collasso o finiscono per essere assimilate da un’altra. Questa apporta rinnovato vigore, nuovi sogni e nuovo scopi di vita personali e collettivi. Come verrà? E chi lo sa? Ecco la questione cruciale.
Quello che aggrava la crisi è la persistente arroganza occidentale. Perfino nel periodo di decadenza, gli occidentali si immaginano ancora come i referenti obbligatori per tutti. Secondo la Bibbia e secondo i greci questo comportamento costituiva la suprema deviazione, perché le persone si mettevano sullo stesso piano della divinità, stimata come referente supremo e Ultima Realtà. Chiamavano quest’atteggiamento «Hybris», che vuol dire arroganza e eccesso del proprio io. È stata l’arroganza che ha portato gli Stati Uniti, con ragioni false, in Iraq, poi in Afghanistan e prima ancora in America Latina, sostenendo per molti anni regimi dittatoriali e militari e la vergognosa Operazione Condor per la quale centinaia di leader di vari paesi dell’America Latina furono sequestrati e assassinati.
Con il nuovo presidente Barak Obama ci si aspettava un nuovo indirizzo, più multipolare, più rispettoso delle differenze culturali e compassionevole verso i più vulnerabili. Ameni inganni. Sta portando avanti il progetto imperiale sulla stessa linea del fondamentalista Bush. Non ha cambiato sostanzialmente niente in questa strategia dell’arroganza. Al contrario, ha inaugurato qualcosa di inaudito e perverso: una guerra non dichiarata usando, «droni» aerei senza equipaggio. Guidati elettronicamente a partire dalle fredde base militari nel Texas attaccano, uccidono leader singoli e perfino gruppi interi nel quale si suppone che stiano i terroristi.
Il cristianesimo stesso, nei suoi vari aspetti, si è distanziato dall’ecumenismo e sta assumendo tracce di fondamentalismo. C’è una gara nel mercato religioso per vedere quale delle denominazioni mette insieme più fedeli delle altre. Assistiamo nella Rio +20 alla stessa arroganza dei potenti, che rifiutano di partecipare e di cercare convergenze minime per alleviare la crisi della terra.
E pensare che, in fondo, cerchiamo la schietta utopia ben espressa da Pablo Milanes e Chico Buarque : «La storia potrebbe essere un’auto allegra, piena di gente contenta”.

Tradotto da Romano Baraglia

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