Saturday, 08 September 2012 12:41

RAGIONANDO SULA SITUAZIONE POLITICA Featured

Written by  Michele Ferro
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La situazione economica del Paese continua ad aggravarsi nonostante i drammatici provvedimenti assunti dal Governo Monti, (ma forse sarebbe più corretto affermare anche a causa dei provvedimenti assunti dal Governo Monti), tutti tesi a raggiungere l'obiettivo del rientro del debito pubblico e del pareggio del bilancio. Provvedimenti che si sono dimostrati iniqui nei confronti delle categorie di cittadini chiamate a pagarne il prezzo maggiore e sostanzialmente inefficaci.

 

Questo Governo, oltre ad aver assunto decisioni che hanno determinato un sostanziale impoverimento delle classi sociali meno abbienti, rifiutandosi di affrontare in modo efficace la grande evasione fiscale e la tassazione delle grandi ricchezze accumulate da una minoranza di cittadini ben individuabili, si è caratterizzato per alcune scelte ed affermazioni che hanno contribuito a definirne l'immagine nei confronti dell'opinione pubblica:

ha dichiarato di non credere alla democrazia parlamentare, in quanto il rito dei passaggi parlamentari delle leggi rallenta l'efficacia delle sue decisioni, e il rilevante numero di voti di fiducia costituisce la naturale conseguenza di questa affermazione; ha affermato che la concertazione tra Stato e Parti sociali ha arrecato danni irreparabili al Paese (infatti si guarda bene dal confrontarsi con i sindacati e le associazioni di categoria sulle importanti iniziative che riguardano i loro associati);

ha obbedito pedissequamente agli ordini impartiti da Entità tecniche europee che non hanno nessun poter impositivo su un Paese sovrano, ed ha imposto al Parlamento persino modifiche costituzionali che stravolgono lo spirito della nostra Costituzione (e il Parlamento ha obbedito perché composto da una classe politica che non può avere alcuna legittimità, in quanto formata da nominati dai Partiti politici e non eletta con voto popolare).

Questo Governo è nato in conseguenza di una drammatica situazione economica che il Governo in carica non riusciva a fronteggiare, quindi non suffragato da un voto popolare, ma nominato dal Capo dello Stato attraverso una oggettiva forzatura delle norme costituzionali, sanata attraverso il voto di fiducia di un Parlamento obbediente e impaurito. L'unico merito che doverosamente va ascritto a questa operazione politica è quello di aver liberato il Paese da Berlusconi.

E' evidente che la migliore soluzione sarebbe quella di ridare subito ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti ed un nuovo governo capace di invertire la strada tracciata dal Governo Monti: Ma questo non è ancora possibile perché manca lo strumento essenziale per le votazioni, la nuova legge elettorale che archivi e sostituisca l'orrendo porcellum. I Partiti che compongono l'attuale innaturale maggioranza non riescono a trovare un accordo serio e la cosa più sorprendente è che il PD va assumendo posizioni conservatrici e in qualche modo antidemocratiche (collegi uninominali e liste bloccate per una parte dei candidati, grosso premio di maggioranza) sui punti più importanti della nuova legge. L'esigenza che avverte il PD di comunque garantire al Partito il controllo degli eletti rischia di trasformarsi in un bumerang, considerata la volontà della maggioranza degli italiani di non voler delegare ai Partiti la scelta dei parlamentari.

Ritengo che la nuova legge elettorale debba essere basata sul principio proporzionale, che preveda la rappresentanza in Parlamento di tutte le culture esistenti nel Paese che abbiano un minimo di consenso popolare (3% - 5%?, io sarei per il 3%), che  applichi concretamente il principio che gli eletti siano scelti direttamente dagli elettori e che rappresentino uno specifico territorio non molto ampio in modo che gli elettori possano giudicare il comportamento dei propri rappresentanti (quindi collegi piccoli con una preferenza), che preveda che chi ha subito condanne penali o risulta inquisito per reati di corruzione, di evasione fiscale ed altri reati di carattere economico o di delitti contro le persone non possa essere candidato, che  l'eventuale premio di maggioranza sia misurato e non eccessivo, sulla base del principio che la Governabilità è e deve ritornare ad essere un problema politico e va risolto a livello politico, seguendo le indicazione degli elettori, e non attraverso leggi elettorali che falsano la volontà degli stessi. Appare inoltre corretto che i Partiti politici indichino preventivamente le coalizioni che intendono costruire e il programma che intendono attuare per affrontare con la massima omogeneità possibile i problemi del Paese e conseguentemente l’eventuale premio di maggioranza possa essere assegnato proporzionalmente alla coalizione vincente.

Ma comunque, sia che si riesca a votare in autunno o che sarà rispettata la scadenza naturale alla prossima primavera il problema delle alleanze deve essere affrontato con la massima chiarezza e deve basarsi su scelte programmatiche condivise in materia di politiche economiche, di diritti civili, di libertà individuali e collettive e sopratutto assumendo il comune impegno solenne alla difesa dei principi fondamentali della Costituzione Italiana.

Per quanto riguarda la parte economica a me pare che il decalogo di Fassina, che si può definire senza dubbio di ispirazione socialista ed in sintonia con le posizioni assunte dai Partiti socialisti e socialdemocratici europei, possa costituire un buon punto di partenza. Mi piace sottolineare a questo propositi alcuni punti qualificanti contenuti nel decalogo, come innanzi tutto l'insistenza sulla necessità di promuovere la crescita del Paese individuando ed utilizzando le risorse occorrenti a tal fine, la necessità di attribuire alle Istituzioni europee un ruolo più incisivo nel coordinamento dell'economia nei singoli Stati, l'istituzione di una imposta patrimoniale sui grandi patrimoni, la riaffermazione del ruolo dello Stato nella definizione delle strategie delle politiche che riguardano lo sviluppo industriale, ed a questo proposito è consequenziale il no alla cessione delle attuali residue partecipazioni nei settori strategici per l'economia del Paese, la rettifica della riforma delle pensioni, in particolare per quanto riguarda il problema degli esodati.

Aggiungerei a questi punti elencati da Fassina la revisione della riforma Fornero sul Lavoro, con particolare riferimento alla modifica dell'art. 18 della Statuto dei Lavoratori e la tassazione delle transazioni finanziarie.

Ma quanti nel Partito Democratico condividono questa impostazione? Già l'intervista successiva di Bersani sembra tentare di ridimensionare le affermazioni di Fassina e comunque un programma di questo tipo non può trovare il consenso dell'UDC, mentre troverebbe facilmente l'adesione dei Partiti della Sinistra.

Sono convinto che una buona parte del gruppo dirigente del PD farà di tutto per favorire l'allargamento dell'alleanza al Partito di Casini, sono altresì convinto che Vendola non sarà disponibile ad una soluzione del genere.

A me appaiono non giustificati gli attacchi violenti che da sinistra sono stati indirizzati a Vendola a questo proposito. Vendola sta giocando una partita molto difficile per se stesso e per tutta la sinistra, Egli continua a sottolineare l'incompatibilità tra l'UDC e un programma della sinistra così come va delineandosi . Sa perfettamente che al di là di certe concessioni non può andare, ma sa anche che senza il PD la sinistra non potrà governare il Paese ed è convinto che solamente un governo della Sinistra, senza condizionamenti di ispirazione liberista, è in grado di affrontare con efficacia, ed anche con equità, i problemi del Paese.

D'altra parte probabilmente questa sarà l'occasione per un definitivo chiarimento all'interno del Partito Democratico. Le posizioni si vanno delineando di giorno in giorno sempre di più e molto dipenderà dalle scelte di Bersani. Se il Segretario continuerà a ricercare  l'intesa con i suoi interlocutori interni, allora sarà difficile che potrà trovare a sinistra i suoi alleati, se invece sceglierà di schierarsi a fianco dei giovani di “Rifare l'Italia” (Matteo Orfini, Stefano Fassina, Andrea Orlando) troverà la piena disponibilità della sinistra ma rischierà di rompere il Partito. Dalle più recenti dichiarazione sembra che Bersani punti ad un accordo di centro-sinistra che escluda  almeno per il momento, l'allargamento verso il centro, saranno poi i risultati elettorali a determinarne i successivi sviluppi. Da parte sua Casini sta cercando di costruire un grande centro di ispirazione cattolica al quale possano aderire, oltre ad  esponenti provenienti dal PDL, anche esponenti dell'attuale governo Monti. Questo progetto  appare difficilmente compatibile con una eventuale coalizione di centro-sinistra, a meno che non si arrivi a compromessi che  sviliscono la natura stessa dei partecipanti, e non sembra possibile che la Sinistra in genere e Vendola in particolare sarà disponibile a questo tipo di compromesso.

In tutto questo il PSI trova la sua naturale collocazione al fianco del PD, qualunque sia la sua scelta, e con molta probabilità accetterà di candidare propri rappresentanti all'interno delle liste PD rinunziando alla presenza del proprio simbolo sulle schede elettorali. Questa sarà una scelta molto grave, che potrebbe determinare la dissoluzione del Partito. All'interno del Partito la Sinistra socialista si batterà perché ciò non accada, ribadendo la volontà di riaffermare la sopravvivenza della cultura socialista in un Paese che a questa cultura deve buona parte della sua libertà e del suo progresso civile.

E comunque esistono altri soggetti, associazioni, gruppi organizzati, che sono in grado di raccogliere la bandiera del Socialismo e sono pronti a lavorare per la costituzione di un nuovo soggetto politico, di ispirazione socialista, chiaramente collocato nell'ambito della Sinistra. Tra questi la Lega dei Socialisti ha tutte le caratteristiche politiche, organizzative e di personale politico per svolgere questo compito.

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