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Saturday, 12 February 2011 19:07

I socialisti indispensabili per la ristrutturazione della sinistra Featured

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La costruzione e l’uscita di questo sito della Lega dei Socialisti, a livello nazionale,  incoraggia molti di noi a credere che finalmente le tappe iniziate qualche tempo fa, con la prima riunione di febbraio, abbiano già raggiunto una meta compiuta: la strutturazione su tutto il territorio italiano (basti guardare anche la mappa nel sito delle connessioni) del nostro movimento.

Non manca quindi che una riunione definitivamente fondativa, la quale superi di slancio lo stop del 17 giugno scorso. Ci vedremo per questo tra non molto a Roma, e ogni lega potrà presentare, in quella occasione, tre coordinatori eletti al suo interno affinché essi, a loro volta, eleggano un coordinamento nazionale, un segretario e un presidente. E naturalmente affinché venga varato uno statuto che, pur nell’autonomia di ciascuna delle leghe, definisca una volta per tutte le modalità di adesione e di partecipazione a quello che ambisce ad essere un vero e proprio soggetto politico in grado di interloquire con tutte le forze della sinistra per scomporla e ricomporla sulla base di valori socialisti ed europei.

Rispetto a questo obiettivo fondamentale riteniamo che l’incontro di Livorno sia molto importante ma sicuramente non decisivo come quello che ci sarà a Roma e che vedrà convergere ogni lega, da ogni parte di Italia in un comune terreno di intesa.

Noi crediamo piuttosto che a Livorno si debba capire come e perché anche altre forze dell’area socialista siano seriamente intenzionate a collaborare per questo progetto, animato inizialmente dalla sinistra socialista, che partì quasi due anni fa da un piccolo blog della medesima, e che ebbe come momento eclatante la riunione del primo di febbraio.

Auspichiamo dunque una vasta convergenza di forze, anche se su un terreno di chiarezza; riesce infatti difficile comprendere il recente appello di Volpedo che fa riferimento ad una alleanza di gruppi politici di un'area laico-liberale-socialista, che non viene coniugata chiaramente a sinistra. Leggiamo infatti: “affinché in vista delle imminenti elezioni amministrative riprendano il dialogo e l'impegno, dando visibilità e sostanza all'area di ispirazione laico liberal-socialista, per confrontarsi con le altre forze di centrosinistra sui programmi per il futuro delle città.”

Tale documento riecheggia molto da vicino quello a firma Covatta , Nencini, Teodori in cui si ribadisce: “Partiti di tradizione liberale e socialista sono stati spesso divisi nella storia d'Italia. In passato, in Italia come altrove, in un mondo fortemente diviso fra modelli statalisti e illiberali e modelli liberisti e inegualitari, socialisti e liberali stavano su opposte posizioni politiche. Ma oggi, dopo molti decenni di socialdemocrazia di successo e dopo la diffusione universale del liberalismo politico, e dopo il fallimento del mercatismo ideologico, appare sempre più chiaro che le radici diverse possono dar vita a un tronco comune”

La lettura in termini di candidature e schieramenti è semplicissima: il PSI va a configurarsi come microforza che intende costruire un piccolo polo di aggregazione tra PRI-Radicali-Verdi e altre forze laiche e avendo come principale referente il PD, da un'orbita satellitare.

Evidentemente non è questa la prospettiva lombardiana in cui crediamo, e ha fatto molto bene il compagno Camagni a ribadire con molta chiarezza che: “Riproporre, quindi, il tema dei diritti e della laicità, in sintesi della libertà, senza coniugarlo strettamente con il tema del lavoro, cioè collocandolo chiaramente a sinistra, propone uno schema vecchio, che forse andava bene negli anni '80, e il cui ultimo tentativo, fallito, anche a livello politico è stato la Rosa nel Pugno.”

Il nostro progetto emerge invece chiaramente dal documento recentemente approvato a Sassuolo, punto di convergenza della maggior parte delle leghe, e punto di superamento e di aggiornamento rispetto anche al manifesto iniziale, specialmente quando si ribadisce che: “riteniamo necessario che i socialisti lavorino per trasformare il rapporto tra il PSI, SEL ed il PD, innanzitutto, oggi limitato alla sola comune partecipazione all’alleanza del nuovo ulivo, in una nuova grande forza politica unitaria, socialista e democratica, in grado di ricostruire l'identità riformista della sinistra italiana, e di guidare politicamente l’alleanza di centro-sinistra.”

Non vogliamo quindi che il PD e SEL siano preda di una dialettica autoreferenziale interna ad un equilibrio di poteri che controbilanci una futura alleanza al centro con l’UDC, ma auspichiamo piuttosto che ci sia, in prospettiva, una nuova e più efficace scomposizione e ricomposizione di una sinistra che possa ambire a rappresentare, anche in Italia, le istanze del socialismo europeo e su temi molto concreti:  “occorre riportare al centro della proposta politica socialista lavoro e libertà, perché il voto di Mirafiori ha rappresentato un risultato importante per la sinistra, e su quello si giocherà la possibilità, e le scelte fatte ne saranno discrimine, per costruire la sinistra del futuro”

Evidentemente, per realizzare tutto ciò, è necessario un profondo cambiamento del PSI, quasi una sorta di rivoluzione interna, dati gli equilibri attuali, ed è altresì indispensabile una dose notevole di coraggio e di spirito di iniziativa..fino a che punto? Fino al punto da avere già pronta una struttura politica operante che sia, di nome e di fatto socialista, e che, nel caso il PSI vada a naufragare nel suo “cupio dissolvi”, possa validamente esprimere, con dovuta autorevolezza ed autonomia, le istanze socialiste in un quadro complessivo autenticamente di sinistra e con i valori a cui abbiamo fatto chiaramente riferimento.

Diceva con molta chiarezza Lombardi “Una ristrutturazione della sinistra per fare che? Ristrutturare la sinistra significa una revisione profonda dello stato delle ideologie anche, non dico delle ideologie proclamate, che mi interessano poco (e che ora, aggiungiamo, sono pressoché tramontate), ma di quelle vissute, nel modo come i partiti effettivamente si rappresentano e vivono i fondamenti culturali della loro milizia”

Una “milizia” che oggi ha soprattutto la sembianza dell’appartenenza, dell’obbedienza interessata a chi conduce un partito e che ne è, di conseguenza e di fatto, padrone.

Noi lottiamo dunque affinché non ci siano più servi né padroni, né “albergatori” e nemmeno “camerieri” nella sinistra che vogliamo ristrutturare, ma soltanto la condivisione dello stesso “pane” fatto “in casa” da tutti.

C.F.






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