Tuesday, 22 February 2011 14:11

IL DEBITO PUBBLICO Featured

Written by  Gatti Renato Costanzo
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Il debito pubblico rimane, come un macigno, a condizionare la politica economica italiana, sottoponendoci alla  continua minaccia di attacchi speculativi, per evitare i quali, il ministro Tremonti ha chiuso tutti i cordoni della borsa della spesa.

 

D’altra parte “Frau nein” per aderire alla costituzione di un fondo salva-stati, richiede politiche di riduzione dei debiti in tempi stretti. Generalmente i nostri politici tendono ad insabbiare le cose, rinviarle, calendarizzarle sempre alla prossima volta; in una parola a non prendere mai il toro per le corna finché gli eventi esterni ci costringono  ad affrontare i problemi mutatisi in ennesima emergenza.

Ritengo quindi molto positivo che Veltroni al Lingotto 2, abbia posto come obiettivo del centrosinistra di portare il debito all’80% ; ritengo che chi si propone a governare deve porsi questo obiettivo, con quali mezzi (Veltroni ad esempio propone una patrimoniale per tre anni sul 10% dei cittadini più ricchi) è un altro discorso.

Vediamo allora le cifre: il debito ammonta al 120% del PIL  circa 1.800 miliardi di €, ridurlo ai limiti di Maastricht vuol dire dimezzarlo, ovvero rientrare di 900 miliardi di euro in venti anni, ovvero 45 miliardi l’anno.

Non c’è nessun corpo fisiologico che possa reggere ad una dieta del genere. Gli effetti depressivi sarebbero micidiali; ma non significa che il problema non ci sia, e che l’obiettivo non debba essere raggiunto.

Qualcuno può pensare che un obiettivo del genere sia raggiungibile senza un intervento straordinario? Senza parlare di patrimoniale? Cerchiamo di ragionare con freddezza.

Quali sono le strade per ridurre il debito? Facciamo un piccolo elenco di interventi:

  • Aumentare le tasse
  • Diminuire i servizi
  • Più crescita
  • Riduzione dei tassi d’interesse
  • Più inflazione
  • Alienazione cespiti
  • Un aiuto esterno
  • Il fallimento

 

Più imposte e meno spese

I primi due interventi, più tasse e meno spese, si possono riassumere in una politica per un avanzo primario positivo. Obiettivo dei governi di centrosinistra che ha dato anche risultati positivi, ma che, ripeto, essendo impopolare, è stato alla base della caduta del governo Prodi nel 2008. Ma occorre, a mio parere fare delle precisazioni che sono fondamentali per l’uso di questo strumento.

L’aumento delle tasse può essere ordinario o straordinario. La patrimoniale proposta da Amato, Capaldo, ha carattere straordinario di un una tantum. La patrimoniale Ichino/Veltroni è più soft e meno traumatica, quasi ordinaria. La patrimoniale cui pensa la CGIL (quella francese che colpisce le fortune sopra gli 800.000 €) avrebbe carattere ordinario.

L’on. Martino ha detto al Sole 24 ore “Il debito nasce da spese più alte delle entrate. Ho visto Stati che per migliaia di anni sono vissuti senza pensioni e senza sanità sociale. Occorre ridurre drasticamente le spese”. Attenzione la riduzione delle spese attacca frontalmente il welfare, o proponiamo qualcosa di alternativamente valido o vedremo cadere il capolavoro del XIX secolo.

Occorre poi distinguere tra spese correnti e spese per investimento. Le prime sono a fondo perduto, le seconde sono destinate, o almeno si spera, ad essere produttive di benefici negli anni futuri; le prime sono a favore delle generazioni presenti, le seconde a favore delle generazioni future. Qui occorre ribadire la regola aurea: “Nessun debito per coprire le spese correnti, che vanno coperte dalle imposte, ma debiti solo per investimenti produttivi”.

Non dimentichiamo poi mai, i recuperi dall’evasione fiscale, per noi opportunità sostanziosa.

Più crescita

La strada maestra è quella della miglior crescita che ha anche il pregio di aumentare il PIL e quindi di aumentare il denominatore della frazione riducendo il debito percentuale. Infatti a parità di debito, ma a PIL decrescente il debito percentuale aumenta. Ma a parte ciò, solo la crescita può influire sull’altro parametro che, oltre al debito, ci sta molto a cuore, ovvero la disoccupazione.

La crescita non è incompatibile con un debito che finanzi solo investimenti produttivi.

Le scorciatoie finanziarie

Dioniso di Siracusa, con un grande debito sovrano, un giorno ordinò la riconiazione di tutte le dracme; tutti i cittadini portarono le loro dracme ed ognuno fu segnato nel grande libro di Dioniso. Tizio mi ha dato 1.000 monete da una dracma, cioè mi ha dato 1.000 dracme per la riconi azione. Dioniso fuse tutte le dracme e ne produsse di nuove nella stessa quantità di quelle ricevute, solo che invece di imprimere 1 sulla moneta impresse 2. Di modo che a chi aveva prestato, come Tizio, 1.000 monete da 1 dracma, Dioniso restituì 500 monete da 2 dracme. Tizio non poteva lamentarsi e Dioniso si ritrovò con la metà delle monete ritirate per il conio e che usò per saldare il debito.

Svalutare, e finché siamo nell’euro non si può; fallire poi non mi pare un obiettivo nobile anche se molti stati sono falliti risolvendo in modo sbrigativo il problema del loro debito. A ciò sarebbe molto simile l’uscita dall’euro ed il ritorno alla lira.

Conclusioni

La cosa peggiore è quella di tergiversare, di trovare mille ragioni per non affrontare il problema. Una forza di governo non può galleggiare o tirare a campare, una forza di governo deve imporsi di governare la situazione prima che siano gli altri paesi, le circostanze o gli speculatori ad obbligarci ad affrontare l’emergenza.

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