Monday, 07 March 2011 20:41

Il ventennio berlusconiano: 12 anni di governi di centro-sinistra tra sante alleanze, governi emergenziali e anti-politica Featured

Written by  Camagni Pierluigi
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Se ci venisse chiesto di fare una sintesi degli ultimi vent'anni di politica italiana, credo che tutti direbbero: vent'anni di governo di Berlusconi e del centro-destra.

Ci si stupirebbe, allora, nel vedere che, in questo arco di tempo, Berlusconi e il centro-destra hanno governato per soli 8 anni. Meno della metà del tempo.

Dal 1992 in poi, si sono succeduti:

Governo Amato I (28 giugno 1992 - 28 aprile 1993) un centro-sinistra a guida socialista;

Governo Ciampi (28 aprile 1993 - 10 maggio 1994) un governo "tecnico", di emergenza, di centro-sinistra che vedeva, per la prima volta, anche la partecipazione dei post-comunisti;

Governo Berlusconi I (10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995) 8 mesi;

Governo Dini (17 gennaio 1995 - 17 maggio 1996) un governo tecnico nato dopo la frattura tra Bossi e Belusconi e sostenuto da centro-sinistra più Lega Nord;

Governo Prodi I (17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998) il governo dell'Ulivo, la prima santa allenza anti-berlusconiana;

Governo D'Alema I (21 ottobre 1998 - 22 dicembre 1999) anch'esso governo dell'Ulivo, ma senza più la guida di Prodi;

Governo D'Alema II (22 dicembre 1999 - 25 aprile 2000) centro-sinistra, Ulivo;

Governo Amato II (25 aprile 2000 - 11 giugno 2001) centro-sinistra, Ulivo;

Governo Berlusconi II (11 giugno 2001 - 23 aprile 2005) centro-destra;

Governo Berlusconi III (23 aprile 2005 - 17 maggio 2006) centro-destra;

Governo Prodi II (17 maggio 2006 - 8 maggio 2008) il nuovo governo della santa alleanza anti-berlusconiana che comprende ora anche Rifondazione Comunista e Radicali;

Governo Berlusconi IV (8 maggio 2008 - in carica) centro-destra.


Ciò che, però, conforta l'impressione (errata) di ventennio berlusconiano è che, in tutto questo tempo, la destra ha consolidato il proprio progetto politico: unendosi, dividendosi, riunendosi ancora (scomposizione e ricomposizione?) e, soprattutto, puntando ad una chiara identità e ad un insieme di valori (pur nelle contraddittorietà di tanti suoi esponenti, primo tra tutti il premier) che gli ha permesso di parlare in maniera chiara al proprio blocco sociale di riferimento.

Cosa che non ha assolutamente fatto la sinistra, e, pervicacemente verrebbe da dire, continua a non voler fare puntando più sui temi della leadership e delle alleanze, che alla ricostruzione della propria identità.

Marc Lazar, in un bellissimo articolo di ormai due anni fa che non smetterò mai di citare, riportando Bobbio, affermava: «La sinistra, dopo la fine delle ideologie, non ha pensato ai valori. Che sono importanti. Adesso ha perso anche la battaglia culturale nella società. Mi viene in mente quello che diceva Norberto Bobbio nel 1955: 'Io credo che a qualcuno che ci guardasse dal di fuori noi daremmo l'impressione di persone che sanno benissimo come la società italiana deve essere ma non sanno com'è'. Ancora oggi mi sembra una frase giusta.»

E, rispondendo a come dovrebbe reagire invece la sinistra, diceva ancora: «Avanzando la sua offerta politica. In tutta Europa crescono insicurezza sociale e xenofobia e si deve rispondere con i propri argomenti, solidarietà sociale, sensibilità verso i più poveri, partecipazione».

Il presunto ventennio berlusconiano dovrebbe insegnarci qualcosa, ma temo ciò che diceva Gramsci: «la storia insegna, ma non ha scolari».

 

Pier Luigi Camagni

Lega dei Socialisti Lombardia

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