Monday, 07 March 2011 21:00

SOCIALISMO EUROPEO E NORDAFRICA Featured

Written by  Giacomo La Commare
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Trovo, colpevolmente, soltanto adesso, il tempo per scrivere sui fatti accaduti in questi giorni in alcuni paesi nordafricani, accadimenti in evoluzione ancora adesso mentre mi accingo a tali riflessioni.


Già da qualche settimana, dopo i primi avvenimenti verificatisi in Tunisia, mi ha infatti colpito la poca attenzione dedicata dalla politica italiana ed europea, ma ancor più da intellettuali e dall'opinione pubblica, a quanto stà accadendo sulla sponda a sud del Mediterraneo, attenzione quasi del tutto focalizzata sulla cronaca degli avvenimenti e sulla paura di movimenti migratori verso le sponde Europee ed Italiane in particolare, paura spesso, peraltro, sbandierata e fomentata, a bella posta ed in maniera demagogica, per catturare qualche consenso in più in vista delle, ora imminenti, ora più lontane, future elezioni politiche.

La poca attenzione dedicata ai fatti di cui sopra, è evidenziata dalla mancanza di un serio tentativo di analisi delle cause, dei modi e dei soggetti in essi implicati.

I moti popolari insurrezionali, rivoluzionari, susseguitisi in Tunisia,Algeria, Egitto, Libia, paesi fondamentali per gli equilibri politico economici dell'intero continente africano, ma anche di quello europeo, non possono, quindi, e non devono essere inquadrati, dalle nazioni europee e dall'Italia alla stregua di cronaca estera e come tali liquidati in una qualsivoglia seconda serata di questo o quel canale televisivo.

Le mie riflessioni, però, non vogliono trattare in maniera generica e generale i vari aspetti di tale crisi, vista la complessità e l'enorme quantità di argomenti economici, politici, finanziari, religiosi, militari che sarebbe possibile trattare, non ne sarei onestamente in grado e lascio ad altri il doveroso nonchè indispensabile compito di farlo, voglio invece, con alcune considerazioni politiche, stimolare un dibattito serio e propositivo, partendo da quanto può e deve fare a tal proposito la Sinistra Italiana, il Socialismo italiano in particolare e quello europeo più in generale.

In un intervento sull'Unità del 3 marzo 2011, il compagno Niki Vendola, plaudiva a quanto stà accadendo in nordafrica, sottolineando come sarebbe opportuno che qualcosa di simile accadesse anche a Cuba, suggerendo, dispiaciuto, agli esponenti della sua compagine, una riconsiderazione dell'azione rivoluzionaria del 1959 ed in particolare dell'azione di Ernesto Guevara de La Serna, meglio conosciuto come “Che”. Credo e presumo di non sbagliare, nel pensare che, in tale esortazione, il pensiero del compagno Vendola fosse rivolto, in particolare, ad una evidente mancanza di libertà di pensiero e negazione di diritti umani fondamentali, verso i dissidenti, che caratterizzano la governance castrista.

Sulla questione dei diritti umani, sulle libertà personali dell'uomo, sulla libertà di pensiero, non è possibile transigere in alcun modo e partendo da tale presupposto, può essere utile approfondire alcune considerazioni.

Non volendo questo essere un giudizio su quanto espresso dal compagno Vendola, mi limito quì a dire che, se una figura della storia rivoluzionaria cubana, può e deve essere criticata per la conduzione dell'evoluzione dell'idea originaria, questa non può che essere quella di Castro.

L'esperienza guevariana a Cuba, infatti, ha poco contribuito, in termini di tempo, alla gestione organizzativa del potere, nè ricordo alcun accenno negli scritti di Guevara alla limitazione dei diritti umani, per i quali egli si è sempre battuto fino alla morte.

Ritengo invece che il pensiero di Guevara, avvalorato dai suoi scritti, caratterizzato da così ampio respiro internazionalista e terzomondista in particolare, proprio in questo momento, nei luoghi e per i modi in cui tutto stà accadendo, sia da rileggere con più attenzione, e valorizzare, soprattutto per quelle che ci si auspica, possano essere le aspettative future di tali popoli.

Intervenendo al primo Seminario sulla pianificazione, in Algeria, del Movimento dei paesi non allineati, nel Luglio del 1963, così Guevara lasciava intravedere la convinzione di errori commessi e la consapevolezza di un sistema imperfetto a cui lavorare.:

Ho accettato l'invito solo per tracciarvi brevemente la storia del nostro sviluppo economico, dei nostri errori e dei nostri successi, che forse potrebbero esservi utili in un futuro più o meno immediato e decisivo”

Le rivoluzioni armate, più o meno cruente, verificatesi tra il finire del 2010 ed il 2011, sempre che non siano fomentate da movimenti integralisti o imperialisti, ad oggi non è dato saperlo con certezza, sono espressione del popolo e nascono da un desiderio di rinnovamento politico, figlio di indegne conduzioni della cosa pubblica, di sistemi costruiti per il benessere di uno, di pochi nella migliore delle ipotesi, sistemi nati con l'avallo, se non addirittura imposti, di un sistema imperialista non più diretto, ma presente e forte, attraverso sistemi economici e finanziari internazionali.

A tale rinnovamento politico, i popoli insorti, legano, forte, un bisogno ed una speranza di miglioramento delle proprie condizioni economiche e quindi sociali.

L' appoggio a tali governi, adesso già deposti, o presto, speriamo, tali, da parte delle maggiori potenze economiche e militari, sono innegabilmente esistiti, mai celati, testimoniati da fiumi di denaro, armi, accordi nazionali ed internazionali, accreditamenti personali presso massimi enti di governo internazionali, condizioni, queste, del tutto opposte a quanto avvenuto per il popolo Cubano,che anzi, ha dovuto subire e subisce tuttora un ferreo embargo internazionale.

Tali moti rivoluzionari, sono, quindi, non figli di progetti ideologici o politici, ribellioni nate da necessità, più dalla pancia che dalla testa, pericolose più per la gestione del dopo che per l'irruenza del durante, a causa di una fragilità di partenza, di una mancanza di dotazione di strumenti per il raggiungimento dell'obiettivo finale.

Nessuno degli eventi nordafricani è nato come lotta di rivendicazione dei diritti per il popolo, tuttalpiù, si è verificata una mancanza di rispetto del diritto alla protesta, quando già questa era in essere.

L'impossibilità di accostare tali moti rivoluzionari a quelli cubani, per le differenze sopra evidenziate porta a pensare che l'ottenimento dei sacrosanti diritti umani a Cuba non possa e non debba passare attraverso una “controrivoluzione “, ma, eventualmente, da un serio ed approfondito dialogo che la comunità internazionale dovrebbe favorire, essa in primis, eliminando quegli ostacoli che tendono a far inasprire le posizioni nella “disputa”.

Ancora Guevara al secondo Seminario nel 1965 in Algeria :

Il socialismo non può esistere se nelle coscienze non si produce un cambiamento che faccia nascere un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell'umanità, tanto a livello individuale, .., tanto a livello mondiale, verso tutti i popoli che subiscono l'oppressione imperialista “

Occorre che i paesi occidentali, l'Italia, interrompano le loro "politiche di convenienza", per cui , ad esempio, si forniscono soldi ed armi al Rais libico per interrompere i flussi migratori verso le nostre spiagge, costringendo le masse europee a voltare lo sguardo altrove sul come ciò viene attuato, smettano le loro aspirazioni imperialistiche, smettano di correre dietro alle ambizioni di pochi.

In questo mondo sempre più piccolo, sempre più strettamente relazionato, è ora che si capisca che non è più possibile, è, anzi, ingiusto, guardare ai paesi confinanti con una prospettiva di ottenimento di un benessere unilaterale.

Questo, paradossalmente, era possibile, e per ciò tali sistemi sono stati tenuti in vita così a lungo, quando il nostro interlocutore, i governanti dei paesi nordafricani in oggetto, non dovendo rispondere delle loro decisioni al popolo, per soddisfare propri tornaconti personali ed accreditarsi personalmente presso la comunità internazionale, potevano permettersi di compiere scelte anche nocive e comunque non certo vantaggiose per gli abitanti delle terre da loro governate.

Ed ancora puntuale il Che :

Dobbiamo preparare le condizioni perchè i nostri fratelli entrino direttamente e coscientemente nel processo di abolizione definitiva dello sfruttamento, però non possiamo invitarli ad entrare se noi stessi siamo complici di tale sfruttamento. “

Visto quanto sta accadendo nella regione nordafricana, vista una certa vacatio ideologica caratterizzante tali movimenti, è nostro obbligo, oggi, cogliere l'opportunità di lavorare, in quelle nazioni, ad un processo di ricostruzione sociale, politica ed economica che ponga le sue radici nell'idea socialista.

E' intollerabile, quindi, il silenzio e l'immobilismo a cui stiamo assistendo, da parte di tutte le espressioni politiche che si rifanno al socialismo in Europa .

E' quantomai opportuna una richiesta di intervento a tutte le forze socialiste, italiane, europee, internazionali, affinchè, sin da oggi, se veramente si vuol continuare a credere in una idea di mondo, diversa, di una società con forti connotazioni socialiste, ci si attivi per organizzare, insieme alle forze presenti all'interno di quei paesi “liberati e liberandi”, una Conferenza Internazionale permanente che possa essere, per le nascenti nuove nazioni, per i nascenti nuovi governi democratici, la base , una piattaforma di discussioni, consigli, indicazioni, proposte, aiuti, attorno alle quali strutturare queste nuove società, strumento per arginare un sistema economico capitalistico globalizzato che, oramai in crisi nella vecchia Europa, affamato, certamente cercherà di proporsi come unico modello da perseguire, celando tutte le insidie ed aberrazioni che invece lo sostengono nel sistema occidentale, dove, già da tempo, ha apertamente cominciato a nutrirsi di se stesso, mandando in tilt economie di interi paesi per riuscire a mal sopravvivere in altri.

E' inoltre necessario che una delle priorità della politica internazionale del socialismo sia quella di spingere fortemente il regime cubano verso il pieno riconoscimento dei diritti civili e libertà di opinione per ogni individuo, spinta che non può non avvenire se non attraverso la contemporanea interruzione di quello che oramai amichevolmente e con una certa rassegnazione i cubani chiamano "bloqueo" .

Per chiudere, una esortazione in tal senso a tutti coloro che credono nei valori del socialismo, è certamente contenuta ancora , in ultimo, in queste parole di Guevara :

I popoli dell'Asia e dell'Africa che si stanno avviando verso la liberazione definitiva dovranno imboccare questa stessa strada; presto o tardi la imboccheranno, qualunque aggettivo qualificativo assuma il loro socialismo. Per noi non esiste altra definizione di socialismo valida che non sia l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo.”



Giacomo La Commare

Consiglio Nazionale PSI per la Sinistra Socialista.

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