Monday, 25 April 2011 09:48

I rischi per la democrazia del cloud computing Featured

Written by  Antonio Valenzi
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Le impressioni del compagno Antonio Valenzi sul convegno cui ha presenziato sul 'cloud computing', organizzato da Microsoft presso la sede della Commissione Europea.

Non so quanto questa mia nota possa essere utile, tuttavia mi preme sottoporre il tema al Partito per il notevolissimo impatto che presto o tardi (più presto che tardi) la tecnologia 'cloud' avrà nella vita di tutti i giorni.

La rete internet è gestita dalle compagnie telefoniche. In Italia abbiamo due gestori, Telecom e Fastweb. Gli altri operatori noleggiano le infrastrutture da questi due operatori.

Sorvolando su questioni come adsl e banda larga, quando si parla di tecnologia 'cloud' (avrete visto la pubblicità Telecom sulla 'Nuvola italiana') si interviene in quella parte di internet che concerne i web-server (i c.d. server).

I server  sono quelle piattaforme che mettono a disposizione di chi ne fa richiesta le pagine web (avrete sentito parlare di Aruba.it o di Register, e così via).

I server sono tantissimi in tutto il mondo, e messi in connessione formano il noto World Wide Web (www). Chi vuole aprire un sito internet deve rivolgersi a loro.

Il c.d. 'cloud computing' è la *centralizzazione di questi server*, centralizzazione che viene operata dai grandi operatori del settore, quasi tutti privati. Microsoft è uno, ma ci sono anche Telecom (per quanto riguarda l'Italia), Italtel, ecc. Insomma, si passerà da una miriade di operatori a pochi.

Perché si parla di 'cloud'? I vantaggi.

Il vantaggio principale è nel risparmio. Un server centralizzato sarà senza dubbio in grado di offrire servizi più evoluti a costi inferiori. Non solo. Se immaginiamo la possibilità per un'azienda di avere diversi servizi on-line (per esempio acquisti e reparto commerciale) è chiaro che l'interoperabilità ne giova.

Il secondo vantaggio -per quanto riguarda l'Italia- è che la crescente domanda della tecnologia 'cloud' spingerà operatori telefonici e governo a fare *investimenti sulla banda larga*, cioè un internet ancora più veloce, settore nel quale siamo particolarmente indietro rispetto al resto d'Europa.

Tuttavia, questi aspetti positivi hanno un importantissimo rovescio della medaglia.

1) La madre di tutte le questioni, su cui si innestano le problematiche politiche del cloud, è una: “di chi è internet?”

Di fatto oggi è un appannaggio di aziende private. Sono privati gli operatori telefonici che gestiscono la rete, sono privati i server che 'riempiono' la rete con le loro pagine web. Saranno privati i server centralizzati che gestiranno il cloud

2) Perché il cloud è un problema?*

Di per sè il cloud non è un problema, lo diventa se -come si sente dire più spesso- i dati della Pubblica Amministrazione trasmigrassero acriticamente su questa nuova tecnologia. Di fatto ci sarebbero privati che deterrebbero tutto il patrimonio di informazioni inerenti sanità, giustizia, scuola, servizi di sicurezza, infrastrutture, etc.

Dando per buono che con la tecnologia 'cloud' si risparmierebbero circa 30 miliardi di euro l'anno (solo in Italia), a quali rischi verrebbe esposto il patrimonio di informazioni di un Paese?

3) Il cloud è sicuro?

Ammettiamo che per le convenienze di manodopera una di queste 'cloud' fosse allocata in un Paese straniero, quali garanzie ci sarebbero che il governo di quel Paese non interverrebbe sulle informazioni che comunque sarebbero fisicamente sul proprio territorio? E quali garanzie possono dare le aziende circa la stabilità politica dell'eventuale Paese? Viceversa, cosa accadrebbe se il Paese ospitante decidesse di mandare deliberatamente in black out la propria rete internet?

Come al solito, le questioni fondanti vengono eluse (al convegno di ieri erano presenti diversi esponenti del Governo, tra cui Gasparri e Tajani) e se da un parte il progresso tecnologico non si può fermare, è pur vero che andrebbe 'governato', in maniera che non si trasformi in un boomerang.

Quindi, prima di parlare di cloud, sarebbe opportuno parlare di:

1) istituzione di una governance di internet, cui dovrebbe essere chiamato a far parte anche lo Stato;

2) l'ideale sarebbe la nazionalizzazione della rete telefonica, consentendo ai privati di potervi gestire i servizi, mantenendo però pubblica la proprietà dell'infrastruttura;

A ricaduta, sarebbe ovvio che la tecnologia 'cloud' avrebbe un controllo statale e dunque i privati, pur rispettando la libertà di mercato, non diverrebbero mai 'contenitore' piuttosto che 'contenuto'.

Ci sarebbe poi la questione della polverizzazione dei piccoli server, ma con ogni probabilità su questo punto si farà sentire l'associazionismo di categoria.

Antonio Valenzi

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