Monday, 30 May 2011 20:05

La critica del sistema EURO ed il dovere del movimento Socialista Europeo. Featured

Written by  Franco Bartolomei
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Il Disastro Greco e l'autodistruzione del Socialismo Spagnolo costituiscono lo spunto per una riflessione ulteriore sulla involuzione drammatica del sistema euro, e sulla sua incompatibilita' tendenziale con una politica di rilancio ed innovazione delle economie dei paesi deboli dell'europa comunitaria.

 

 

il quadro critico sul processo di integrazione monetaria europea ,che ho spesso delineato nei miei interventi su Socialismoesinistra, sta purtroppo diventando una realta' tangibile.

La verita' , semplice ed evidente purche' la si voglia solamente leggere, e' che non esiste alcuna comunita' , o semplice associazione di interessi , tra cittadini o stati, che abbia come regola interna un costo degli approvigionamenti finanziari differenziato tra i singoli aderenti, per di piu' con il maggiore costo posto a carico degli associati piu' deboli e piu' condizionati dalla esigenza di ricorrere alla spesa pubblica come fattore di sostegno del proprio tessuto economico e produttivo.

Non è pensabile, ed e' anche francamente irritante, che un sistema del genere possa sopravvivere a lungo con gli associati piu' forti economicamente ( FRANCIA , GERMANIA, DANIMARCA, OLANDA, NORVEGIA) , direttamente fruitori della maggiore convenienza dei loro costi di finanziamento industriale o di rifinanziamento del deficit di bilancio, che grazie a tale differenziale si trovano nelle condizioni di consolidare ulteriormente la solidita' dei proprii equilibri di Bilancio e lla forza e competitivita' della loro struttura produttiva, a fronte di un progressivo indebolimento dei paesi che soffrono il rispetto dei parametri di conpatibilita' per via di una struttura del loro indebitamento figlia di un loro diverso sviluppo storico-sociale.

Tale processo inverso genera la conseguenza , pericolosissima ed ulteriormente squilibrante, che i paesi "forti" si trovino , in virtu' di tale vantaggio finanziario , ormai di natura sistemica e non congiunturale, nella possibilita' di conquistare quote essenziali dei mercati interni dei piu' deboli, o di acquistare molti dei loro asset piu' importanti, producendo una ulteriore spirale di indebolimento strutturale delle loro capacita' economiche.

Diviene poi assolutamente ridicolo , se non gravemente irritante, che una schiera di interessati politici, tecnocrati , operatori economici e finanziari, sociologi, professori , giornalisti, intellettuali, gente comune, e quant'altro. faccia lezioni sulla passata prodigalita' o imprevidenza dei piu' deboli, cercando di costruire una sorta di nuova interessata falsa coscenza sociale europea, assolutamente "di sistema", finalizzata a giustificare i processi in atto.

Non e' infine assolutamente accettabile, sopratutto per noi che amiamo definirci uomini di sinistra,che si possa tollerare la convinzione diffusa, o peggio la realta' rappresentata quale sottile e velata minaccia, per cui il sistema sia in realta' destinato a tenere poiche ' non esiste allo stato un congegno istituzionale di fuoriuscita unilaterale dall'euro dei paesi associati ,con l'unica rischiosissima eccezione del Default.

 

L' aspetto insostenibile del sistema monetario EURO non risiede nella circostanza, in se' ragionavole in astratto, che i singoli paesi aderenti debbano contenere il loro indebitamento pubblico, ma è costituito dal fatto che la loro permanenza nel sistema debba avvenire senza alcuna alternativa attraverso un sistema di indabitamento ulteriore e progressivo , destinato necessariamente a finanziare il debito esistente e non ad estinguerlo, che viene contratto per lo piu' con gli istituti bancari e finanziari dei paesi , interni allo stesso sistema,che hanno margini di prestito, ed e' consolidato a tassi di interessi determinati da regole di mercato strettamente privato,secondo le valutazioni delle agenzia di rating private anglo-americane, quando il rapporto finanziario in questione e' direttamente connesso alla garanzia ed alla attuazione, in modo essenziale, di un interesse pubblico superiore , rappresentato dalla tenuta di un sistema di regolazione di rapporti economici e politici tra stati finalizzato a costruire le basi economiche di una possibile entita' pubblica interstatuale o sovrastatuale.

Il sistema che si e' costruito, inizialmente apparentemente riequilibratore, si e' in realta' dimostrato un sistema che di fatto ha risolto forzosamente un conflitto di interessi tra i partecipanti, in favore dei paesi strutturalmente piu' robusti, non essendo stato in grado di fronte al crack del sistema bancario e finanziario globale, ed alla conseguente recessione che esso ha causato nelle economie occidentali, di modificare velocemente la ratio della sua architettura.

In particolare questo sistema monetario ha dimostrato una rigidita ' assoluta ,ed un meccanicismo determinista intrinseco, nel continuare a ritenere anche oggi, nel pieno della crisi,che le idee fondanti del sistema in ragione del quale esso e' stato costruito, costituite da :

1) la flessibilizzazione diffusa del mercato del lavoro , 2) il taglio del deficit spending degli stati,3) l'abbattimento degli ostacoli alla circolazione dei capitali ed alla circolazione delle merci,4) la finanziarizzazione delle logiche d'impresa attraverso il rovesciamento del rapporto nellla ripartizione tra i reinvestimenti dei profitti in attivita' produttiva o sistemi di nnovazione e storno dei proventi d'impresa verso l'investimento finanziario di natura speculativa,5) la considerazione dello sviluppo del terziario finanziario come asse strutturale della crescita,e del sistema bancario come centro direzionale delle stesse strategie produttive delle imprese 6) l'indebitamento privato come fattore sostitutivo della crescita salariale nel sostegno della domanda ,ed in quanto fattore base di incremento dei margini d'impresa come elemento necessario a sostenere la crescita delle quotazioni delle imprese, funzionale a sostenere la redditivita' dell'investimento finanziario come fattore di reddito diffuso nelle societa' sviluppate, 7) la convinzione che il mercato costituisca l'unico parametro di riferimento delle scelte economiche globali e debba essere svincolato da forme di controllo statuali, 8) la privatizzazione dei monopoli pubblici nel settore dei servizi e lo smantellamento delle industrie pubbliche.

potessero costituire elementi strutturali di un processo di crescita incondizionata talmente affidabili da pensare di poter costruire su di essi uno sviluppo sicuro , anche a costo di stravolgere le tradizionali classiche regole economiche fondate sul concetto base della creazione di ricchezza reale come unica premessa dello sviluppo economico, e che per conseguenza logica si dovessero costruire istituzioni che consentissero l'esplicazione piena di questi fattori.

 

Il sistema euro ha quindi mantenuto un suo equilibrio interno esclusivamente in una fase di espansione dei Pil dei paesi aderenti, mentre si e' dimostrato essere un sistema che nelle fasi recessive arriva a produrre un autentico conflitto di interessi interno alla sua area economica di riferimento, rendendo di fatto impossibile qualsiasi politica anticiclica ai paesi piu' esposti sul debito con un conseguente aggravamento dei loro sforzi di rientro sui parametri, mentre consente ai paesi piu' forti di attenuare di molto gli effetti della crisi sui loro apparati produttivi consentendo loro di conquistare, per effetto dei tassi di finanziamento differenziati, quote di mercato interno all'area a scapito dei deboli.

Questo fenomeno, sotto gli occhi di tutti , avviene essendo stati congegnati i parametri di compatibilita' del debito come una frazione percentuale tra prodotto nazionale e debito pubblico, per cui il margine di contenimento obbligato della spesa pubblica diviene piu' stringente proprio nel momento in cui secondo lo schema Keynesiano essa diverrebbe essenziale a proteggere le economie dagli effetti disastrosi di una recessione.

Per questo insieme di ragioni il sistema euro, paradossalmente, attenua perfino l'effetto trainante della produzione che le economie forti d'europa hanno sempre esercitato sul resto delle economie continentali, in quanto come visto , nelle fasi di crisi complessiva dei mercati extra euro, la loro forza produttiva per via delle piu' favorevoli condizioni di finanziamento di cui vengono a godere, in virtu' dell'adeguamento dei tassi d'interesse ai ratings internazionali, le porta a tracimare nei mercati dei paesi deboli dell'area, faticosamente occupati da apparati produttivi nazionali non piu' convenientemente ristrutturabili, aggravandone ancor di piu' la spirale recessiva.

 

Non mi voglio soffermare ulteriormente sulle ragioni di tale involuzione di un sistema che , probabilmente , quando fu' concepito non prevedeva nei suoi futuri orizzonti temporali la crisi verticale del modello sociale , economico , e finanziario che costituiva al tempo stesso la struttura portante e la ragione della sua stessa strutturazione.

Mi interessa di piu' ragionare sui possibili sviluppi della situazione, e sopratutto sulle possibili correzioni sostanziali che potrebbero essere introdotte nel sistema per eliminarne i gravi elementi di insostenibilita' cercando di salvare il compito unificante di una moneta comune continentale.

Innanzitutto occorre quantomeno sottrarre tutto il sistema dei prestiti per il finanziamento dei deficit dei paesi aderenti all'euro dalla libera fissazione dei tassi di interesse,creando un circuito finanziario parallelo ed indipendente a cui partecipano tutte le grandi banche , assicurazioni ed istituzioni finanziarie del sistema euro ,coordinate dalle banche nazionali e dalla BCE, che fornisca i fabbisogni finanziari a tutti gli stadi aderenti a tasso eguale per tutti parametrato ai livelli di inflazione programmata a livello continentale.

Sulla base di questa opportunita' paritaria per tutti gli stati potrebbe essere rilegittimato e ricostruito, a quel punto con giusto rigore , il sistema sanzionatorio per gli sforamenti.

Una misura del genere, che implica naturalmente un aspetto di ripubblicizzazione delle funzioni del sistema creditizio continentale, ed alcuni aspetti di potenziale protezionismo continentale, potrebbe evitare di ricorrere all'altro provvedimento , ancora piu' drastico, costituito da una forte moratoria del debito, di cui si devono far carico in prima battuta i paesi guida del sistema, che diminuisca a monte il tasso di indebitamento di partenza degli stati.

Gli stessi Usa nel dopoguerra, d'altronde, costruirono la loro egemonia politica in occidente attraverso il piano Marshall , tirando fuori quattrini e caricandoseli sul loro debito pubblico , al punto di riuscire a garantire in tal modo la tenuta di un sistema ,come quello di BRETTON WOODS, a cambi fissi tra le monete, che si dimostro' in grado di consentire ai paesi occidentali ,distrutti dalla guerra, di rifinanziarsi uno sviluppo adeguato a rendere possibile una integrazione economico-monetaria sufficentemente equilibrata , e sicuramente non servile come sta ora diventando il sistema euro per i paesi ad alto debito pubblico e non elevata capacita' di eportazioni.

Bretton Woods ha infatti rappresentato un sistema di concertazione monetaria che ha coniugato in modo democratico , evolutivo, ed equilibrato la egemonia di un paese(USA) con una crescita consistente dei suoi alleati occidentali. Il sistema Euro, al contrario, non ha niente di tutto questo, a partire da una assoluta assenza di impegno e responsabilita' di quelli che avrebbero dovuto essere i paesi guida , Germanja e Francia.

Il sistema B.W. era inoltre fondato su una guida dei processi tutta politica , in cui le autorita' finanziarie, tutte di livello nazionale, avevano un ruolo tecnico di supporto attuativo , collaborazione specialistica, ed al piu' di controllo di salvaguardia e di regolarita', sempre esercitato rispetto ad un quadro decisionale generale di natura politica. Il sistema euro e ' invece costruito su sistemi decisionali generali in cui le classi dirigenti politiche non hanno piu' la disponibilita' delle politiche di spesa, e lo sviluppo e ' assolutamente affidato alla tenuta spontanea dei sistemi produttivi degli stati partecipanti , senza alcuna sostanziale possibilita' correttiva , riequilibratrice ,o incentivante di natura statuale, in quanto tutte le decisioni di natura monetaria che condizionano e determinano le politiche fiscali ed erariali degli stati membri sono riservate alla autorita' monetaria comunitaria ( BCE) assolutamente svincolata da qualsiasi vincolo , anche solo di natura programmatoria, da parte delle autorita' politiche statuali o comunitarie.

Pertanto, o questo infernale elemento strutturale del sistema, per cui lo sviluppo dei paesi forti della comunita' procede in modo simmetrico all'indebolimento dei paesi comunitari ad alto debito, viene rimosso, oppure il sistema deve essere posto in stato di liquidazione concordata tra gli stati fondatori del sistema , magari chiamando, di fronte ai possibili rischi sistemici che questo potrebbe comportare, l'Onu ( come massimo consesso politico mondiale) ed il Fmi come autorita' finanziaria di riferimento del G8/20 e dei BRIC, a garanzia e copertura degli esiti pacifici ed equilibrati del processo di fuoriuscita consensuale dal sistema.

 

Purtroppo la tesi che le colpe della crisi del processo di intergazione siano solo delle destre europee è vera fino ad un certo punto , perche' il " famoso documento PSF-SPD , come ho detto in tempi non sospetti , era gia' assolutamente ritagliato sugli interessi stretti delle economie nazionali Franco-Tedesche, e non teneva in alcun conto le esigenze dei partiti Socialisti dei paesi deboli, che si stanno letteralmente autodistruggendo sulla linea del rispetto delle compatibilita' finanziarie del sistema Euro-maastricht .

Inoltre il Socialismo europeo, al di la' delle declamazioni roboanti non si e' purtroppo ancora liberato da una stisciante condivisione dell'idea di fondo, tipicamente neo- liberista e mercatista, che la spesa pubblica costituisca un appesantimento di processi di sviluppo che , in presenza della minaccia dei nuovi competitori mondiali, debbono forzosamente essere sovraaccelerati in tutti i modi possibili per evitare l'impoverimento tendenziale delle societa' occidentali.

Se il movimento Socalista europeo comprende la gravita' del momento e riesce ad individuare una linea complessiva libera dalle rispettive scorie degli interessi nazionali, potra' dire seriamente la sua in futuro, e potra' finalmente trasformare in linguaggio politico spendibile, attraverso proposte concrete ed attuabili, il suo favoleggiare sulla giusta necessita' di un

" NUOVO MODELLO DI SVILUPPO", altrimenti subira' inevitabilmente lo stesso destino , gia' vissuto nel trentennio appena concluso, di una nuova ulteriore marginalizzazione politica e culturale, finendo avvitato in nuove forme di subalternita' a scelte e modelli di fuoriuscita dalla crisi, determinati dalle stesse clessi dirigenti economiche e finanziarie che hanno imposto il sistema neo-liberista dei rapporti sociali e la finanziarizzazione dei rapporti economici come elemento strutturale dello sviluppo.

Senza questa piena consapevolezza critica della reale natura dei processi di integrazione Monetaria e finanziaria in atto , il movimento Socialista europeo sara' costretto , perdendo nuovamente la sua autonomia concettuale e politica, ad assecondare il disegno di riorganizzazione di quelle classi dirigenti, che dopo il corto circuito di quel sistema di relazioni economiche si stanno ora adoperando per salvaguardare la tenuta del sistema finanziario, necessaria a garantire la riconferma della sua centralita' assoluta nel possibile , ed ancora confuso, modello di ripresa a cui stanno lavorando, fondato, a quel che e' dato vedere, su un'ulteriore livello di integrazione dei mercati, e su una piu'assoluta omologazione dei modelli sociali di riferimento che dovranno costituire la struttura portante

dei sistemi produttivi funzionali al mercato mondiale.

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