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Friday, 02 September 2011 10:38

Il granello di sabbia Featured

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L'occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL è buona per una serie di riflessioni a tutto campo, in particolare sulla situazione che si sta configurando nella sinistra italiana, e, ancor più, per la costruzione di un aggregato politico di natura socialista e democratica.

 

E' evidente che non esiste, allo stato attuale dei fatti, un soggetto politico socialista, degno di tale nome, di intenti concretamente corrispondenti e coerenti con tale identità e soprattutto in grado di convogliare su di sè larga parte del consenso popolare.

 

Tutti sanno che il PSI ha proporzioni ridottissime ma, anziché ripartire con slancio verso la ricostruzione di una prospettiva di impegno che tragga alimento da una lunga e gloriosa storia passata, esso è tuttora in preda alle sue convulsioni interne. C'è chi ne vorrebbe fare uno strumento di recupero (ma io direi piuttosto forse di riciclaggio impossibile) per coloro che hanno abbandonato la sinistra e sono confluiti nel centrodestra (componente craxiana), chi ha già deciso di legare le sorti del simbolo e della storia socialista al Partito Democratico e di agire in subordine ad esso, per ottenere qualche vantaggio di tipo territoriale (la segreteria del partito) e tuttora, non so per quale perverso motivo, si arroga il diritto di parlare in nome di tutto il Partito Socialista, e chi, infine, nella Sinistra Socialista, con paziente e tenace volontà costruttiva, cerca di attualizzare un impegno che ritiene debba essere rappresentativo di quella sinistra che in Italia non c'è più, o, almeno, non è più rappresentata né nei media e tanto meno nelle aule parlamentari.

Una sinistra non ideologizzata in modo velleitario o massimalista, democratica, libertaria, ecologista, che sappia validamente rappresentare le istanze più mortificate negli ultimi anni di straripante predominio neoliberista: la pace e la solidarietà tra i popoli, il lavoro come diritto costituzionale imprescindibile, la tutela dell'ambiente, una valida formazione pubblica, la giustizia sociale e la difesa del welfare, il rifiuto dello sterile giustizialismo in nome di una società dei diritti e dei doveri uguali per tutti i cittadini.

Questa sinistra è nata e cresciuta negli ultimi anni intorno all'associazione SocialismoeSinistra, si è espansa e riaggregata ulteriormente con il contributo di tanti compagni e compagne che non hanno militato nel PSI ma che si sono sempre ispirati ai valori socialisti, ritenendo, coerentemente con ciò, che il Socialismo non possa che essere l'unico sinonimo di una sinistra moderna, avanzata e competitiva sul piano europeo e globale.

La Lega dei Socialisti è nata con questo intento ed è cresciuta territorialmente in tutta Italia fino a rappresentare, oggi, l'unico aggregato dell'associazionismo socialista non confinato ad una linea di tendenza o ad una parte del territorio italiano. E' l'unica struttura tuttora in grado di trasformarsi, se necessario, in vero soggetto politico. Anche se certamente essa non può restare in eterno con un piede dentro e uno fuori da un partito che è condotto da chi si fa portavoce di una linea politica che va in direzione diametralmente opposta alle sue linee fondamentali di indirizzo.

Noi sappiamo che un nuovo partito non si improvvisa da un giorno all'altro, anche quando la necessità che esso debba esserci diventa imprescindibile, per cui abbiamo sempre contato anche sul fatto che altri partiti, altri soggetti politici già esistenti, come SEL, la FED, o addirittura il PD, imboccassero seriamente, senza se e senza ma, la strada del Socialismo Europeo, ovviamente orientati in tale percorso dai loro leaders più popolari.

Quindi non crediamo tuttora che si debbano perdere le speranze, anche se i segnali non sono certo incoraggianti.

L'azione di Nichi Vendola e di SEL nella direzione della costruzione di un partito dell'ecosocialismo del XXI secolo è tuttora ancora da verificare, ci sono segnali importanti in alcune regioni italiane come la Lombardia e la Campania, con i sindaci Pisapia e De Magistris, che lasciano presagire che una nuova sinistra moderna, concretamente protesa a sciogliere i nodi fondamentali rappresentati dai problemi che affliggono maggiormanete i cittadini sta facendo notevoli passi in avanti.

Purtroppo però il vizio più grande instauratosi in Italia, dai tempi della cosiddetta seconda Repubblica, e che potremmo considerare un male atavico della stirpe latina dai tempi di Mario e Silla: il verticismo ed il personalismo politico, rappresenta tuttora l'intralcio più grosso per il conseguimento del vero obiettivo di base: la costruzione di una valida alternativa democratica nel nostro Paese.

Non si vince infatti con il partito di Vendola, né con quello di De Magistris e tanto meno con quello di Bersani o Pisapia.

Forse l'unico partito della sinistra tuttora esente più degli altri da tale rischio di dover contrastare il «berlusconismo» con uno slancio personalistico speculare da sinistra, è la FED, che ha mantenuto i suoi simboli tradizionali, non ha inserito il nome di un leader nel suo logo e mantiene al suo interno una struttura federativa. Il limite però di tale soggetto politico resta quello di rimanere confinato in un'area sempre più stretta, quella cioè di una sinistra fondamentalmente ancora «comunista» che, sebbene possa essere convincente per i suoi militanti e simpatizzanti, non è tuttavia destinata ad espandersi conquistando ulteriori consensi presso una opinione pubblica che ormai vede il «comunismo» molto più «datato» delle prospettive socialiste che tuttora in Europa e nel mondo si affermano con un certo successo anche se, certamente, in forma eterogenea e non senza varie contraddizioni.

Possiamo ben comprendere, quindi, che la FED non aderirà al PSE, anche se forse un pensierino sull'Internazionale Socialista, di cui fanno validamente parte anche vari partiti socialisti sudamericani, dovrebbe farcelo.

Considerando dunque concretamente la realtà di fronte ai nostri occhi, noi socialisti, per crescere, abbiamo tre alternative, in particolare osservando che deve essere scongiurata a tutti i costi la tendenza in atto nella segreteria del PSI che corrisponde ad un vero e proprio «cupio dissolvi», ad una sorta di eutanasia storica e politica, una sorta di suicidio assistito dal PD ed indolore, almeno per i vertici del partito, dolorosissimo invece per la sua base.

La prima alternativa è quella di contare su una sorta di «rovesciamento interno» di SEL basato sul fatto che Nichi Vendola aderisca con tutto il gruppo dirigente di un partito il quale, al suo interno, è sempre più preda di convulsioni e di lotte intestine, al PSE, magari contando sull'appoggio di amicizie autorevoli in campo europeo, ma, anche con tale prospettiva, sicuramente non avremmo e non abbiamo tuttora un partito socialista di tipo europeo dotato di un programma economico all'altezza di tali importanti sfide in campo globale. Tuttora SEL appare dilaniata tra «movimentismo postrifondarolo» e «spondismo piddino» e incapace di «stanare» seriamente il PD su questioni cruciali come la legge elettorale o un valido ed alternativo programma economico di governo, a meno che, in un futuro prossimo, non ci riservi sorprese interessanti. Lo stesso Vendola, lo notiamo con rammarico, dato che abbiamo sempre seguito la sua «narrazione» con attenzione ed entusiasmo crescente, sembra avere imboccato una parabola discendente, un po' dovuta alla sua sovraesposizione mediatica, un po' conseguente alle numerose problematiche non del tutto trasparenti emerse nella sua regione, e che lo vincolano tuttora a governare tenendo conto della realtà non certo secondaria di altre componenti politiche piuttosto eterogenee al suo partito e ai suoi stessi orientamenti.

Per un progetto avanzato di natura socialista un leader ha bisogno di una «sponda progettuale» e naturalmente di circondarsi di persone di rilievo che sappiano darle un respiro di vasta portata, credo che, a tal fine, non basti un network o un personaggio di grande spessore politico e culturale come Alfonso Gianni, ci vuole piuttosto un gruppo dirigente ben numeroso e consapevole, orientato e soprattutto convinto di poter coinvolgere una gran parte del partito in un indirizzo unitario, per procedere senza intoppi né ripensamenti.

Quindi questa prima alternativa, anche se non è da scartare, va seguita con un certo realismo ma anche con una buona dose di scetticismo.

La seconda alternativa potrebbe essere invece quella di volgersi decisamente a sinistra. Le posizioni sempre più convergenti tra Sinistra Socialista e FED lascerebbero intendere che tale intento potrebbe avere prospettive di sviluppo assai interessanti, sia perché la FED vede con interesse crescente un futuro di «federazione di sinistra allargata», sia perché i problemi concreti e le lotte in corso, di fatto, rendono il suo operato e quello della sinistra socialista pienamente compatibili, fino ad apparire indissolubili. Gli scioperi generali della CGIL, la posizione sulla vertenza Mirafiori, quella sulla guerra in Libia, le critiche e le proposte per contrastare le manovre di «macelleria sociale» messe in atto dalla compagine governativa, la posizione sulla legge e sul referendum elettorale, mostrano che azioni ed intenti della FED e della Sinistra Socialista sono praticamente gli stessi.

Ma può un aggregato socialista che abbia serie intenzioni di rilancio su scala nazionale ed europea, contare solo su un accordo che lo vedrebbe sicuramente in subordine rispetto ad una tuttora maggioritaria componente comunista che di Internazionale Socialista e di PSE, ad esempio, non vuol sentir parlare nemmeno, non dico per aderire, ma anche solo per seguire con interesse le problematiche che in tali strutture si sviluppano contingentemente?

Nella FED c'è già una componente socialista: Socialismo 2000 con dei validi compagni che sicuramente svolgono già un'opera interessante ed incisiva, però, come vediamo palesemente, non tale da rappresentare certamente una svolta né nella prospettiva della costruzione di un aggregato socialista alla sinistra del PD né al punto da agire in senso trainante rispetto alla FED.

Quindi, se la Sinistra Socialista dovesse imboccare seriamente questa strada, si ritroverebbe sicuramente in sintonia su tante iniziative, ma altrettanto certamente in subordine rispetto alle decisioni delle linee generali di indirizzo politico.

La terza alternativa, quella che tuttora credo più credibile e praticabile, invece, comporta una notevole dose di coraggio e di spirito di inziativa e soprattutto di orgoglio «positivo» e «propositivo».

E' quella che consiste nel chiamare a raccolta tutti coloro che tuttora ci sono in ordine sparso in tutti i soggetti politici della sinistra, per creare la base di un nuovo soggetto politico.

Non l'ennesimo partitino ma la base di partenza per un partito più grande e più credibile sul piano politico, economico e sociale.

E' un vero grande paradosso considerare che la Lega dei Socialisti e il Network raccolgono il meglio dell'elaborazione dei contenuti programmatici per una vera alternativa socialista e democratica in Italia, mentre non posseggono le «gambe» per metterli in moto.

E' come se ci trovassimo di fronte ad una creatura con una grandissima testa e due gambine minuscole e mingherline, spesso addirittura tentate di farsi lo sgambetto l'una con l'altra.

E qui il motto dantesco è d'obbligo: «non so se il riso o la pietà prevale»

Ciò nonostante, non credo ci sia alternativa più valida di quella di credere in se stessi, soprattutto se si va avanti, ci si radica sempre di più nel territorio, e non si vuole tornare indietro o contare sempre e comunque sulla benevolenza altrui.

L'alternativa che dunque credo più efficace e credibile è quella di trasformare, in tempi abbastanza rapidi, una sorta di laboratorio associazionistico spesso preda di conati interni e di mire autoreferenziali, in vero e compatto soggetto politico, in grado di agire con efficacia e vigore in tutto il territorio italiano.

Una volta configurato ciò, sicuramente la sua voce sarebbe più autorevole e meno soggetta a vincoli di subordinazione, e, di conseguenza, più in grado di bilanciare le linee di azione della sinistra, specialmente tra FED e SEL. Anche perché credo che dovremmo abbandonare molte delle illusioni che ci stiamo facendo sui cosiddetti «socialisti del PD». Il PD è tuttora un partito «amorfo» che, sul piano progettuale, agisce più di «rimessa» che in senso «propositivo» rispetto alle politiche neoliberiste imperanti ed indissolubilmente legate alle sempre più numerose guerre in corso.

Quindi lasciamo che i socialisti del PD, sempre che ce ne siano rimasti, rincorrano noi, e non adoperiamoci piuttosto affinché accada l'inverso. Personalmente stento infatti sia ad individuare politicamente il PD e ancor più la sua cosiddetta «linea mediana».

Abbiamo bisogno di tutte le nostre risorse, di un valido coordinamento di azione a livello nazionale, e anche di una valida «cabina di regia» per poterci seriamente mettere in moto. Ma non abbiamo certo bisogno che essa si trasformi in strumento di autoaffermazione politica per questo o quel personaggio, e tanto meno in organismo rigidamente gerarchico.

I nostri ritardi ed errori li dobbiamo imputare solo a noi stessi, e soprattutto a quanto di noi è legato più all'ego di ciascuno che alla volontà di mettersi tutti al servizio di una causa comune.

Una causa che a molti, data la lunga perdurante ed estenuante erosione del socialismo italiano, può apparire solo come un piccolo granello di sabbia ma che, vista in prospettiva, risulta di vitale importanza, non solo per il futuro politico di un Paese ridotto allo stremo, ma soprattutto per la stessa civiltà che abbiamo avuto e che vogliamo mantenere. E' un granello di sabbia che, se ben messo, può inceppare seriamente un meccanismo infernale, evitando che ci stritoli tutti.

C.F.

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